AZIONI E
NORME INUMANE NEI RIGUARDI DEGLI “ALTRI”
L’articolo 3
della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani recita: “Ogni individuo ha
diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona.” La
“sicurezza” è dunque uno dei primi diritti ad essere affermati ma non deve
diventare a sua volta un motivo – o soltanto un pretesto – per violare i
diritti di chi è più debole di noi (v. art. 29, ultimo comma, e art. 30 della medesima
Dichiarazione).
Quale diritto è più essenziale di quello di fruire di un tetto che ci ripari in pieno inverno insieme ai figli piccoli? Sia pure il tetto di una baracca sull’argine di un fiume, abbattuta da una ruspa scortata dalla polizia.
Siamo stati costretti più volte – dalla gravità dei fatti che accadono in Italia – ad esulare dal nostro specifico mandato e ad occuparci della miriade di comportamenti inumani e del coacervo di norme persecutorie che colpiscono in uno spaventoso crescendo gli immigrati, e in genere i gruppi minoritari e le fasce marginali della popolazione. Ci sembra pertanto opportuno ed utile riunire nel nostro sito Web gli articoli in proposito comparsi nel Foglio di Collegamento, nonché alcuni dei commenti inviatici dai lettori dopo la pubblicazione dell’articolo intitolato “Un pacchetto sicurezza contro i diritti umani essenziali” nel numero 171.
Dal Foglio di Collegamento n. 161, giugno 2008:
UNA ‘SICUREZZA’ CHE VIOLA SICURAMENTE I DIRITTI UMANI
‘Razzismo’ e ‘xenofobia’ sono i termini più usati per descrivere il clima di intolleranza e le aggressioni, a livello concettuale, legislativo, operativo, da parte dei pubblici poteri e dei privati, nei riguardi dei Rom e degli stranieri, ma anche delle fasce più deboli ed emarginate della popolazione italiana. Queste parole non bastano per inquadrare un fenomeno ampio, indeterminato, gravemente lesivo dei diritti umani, in atto da tempo in Italia ma esploso negli ultimi mesi e suscettibile di ulteriori tragici sviluppi.
Anche se lo scopo principale del Comitato Paul Rougeau è quello di sostenere i condannati a morte nel contesto del movimento abolizionista, in una situazione di vera emergenza per i diritti umani non possiamo fare a meno di prendere una chiara ed esplicita posizione sull’aberrante ‘fenomeno sicuritario’.
La paura, il senso di insicurezza, come le altre emozioni che emergono della parte più interna (e più antica dal punto di vista evolutivo) del nostro cervello, ha una sua funzione positiva perché contribuisce ad assicurare la sopravvivenza degli individui e del genere umano. Ma la paura non regolata dalla ragione, può diventare distruttiva, rendendo le persone aggressive e violente. E la società nel suo complesso rischia di regredire verso la barbarie.
Da anni consiglieri senza scrupoli suggeriscono ai politici di incrementare il senso di paura e di insicurezza della gente. Da un lato. E dall’altro di promettere in grandi dosi ‘sicurezza’ e repressione del crimine al fine di conquistare i voti e il sostegno dal pubblico. Si innesca così un meccanismo perverso in cui il tam tam dei media ha un ruolo sostanziale. I fatti di cronaca vengono selezionati e presentati nel modo più idoneo per suscitare allarme e confermare la fondatezza dei pregiudizi e degli atteggiamenti ostili nei riguardi non solo e non tanto dei singoli delinquenti, ma di determinate componenti della società. Vengono così di fatto giustificati, scatenati, e tollerati nelle loro conseguenze, gli istinti peggiori della gente.
Negli Stati Uniti d’America negli anni Ottanta un forte aumento del crimine, dovuto a cause sociologiche complesse, fu esasperatamente sfruttato dai politici che, in cambio di voti, promettevano di combattere la criminalità e di inasprire le pene. Oltre ad avviare una spaventosa crescita del tasso di incarcerazione, l’America in quel periodo riportò in auge la pena di morte (negli Stati Uniti tra gli anni Sessanta e Settanta la pena capitale sembrava avviata ad una definitiva abolizione).
In Italia l’attuale ‘allarme sicurezza’ non ha un riscontro nei dati (anzi continua la tendenza verso una drastica diminuzione dei reati più gravi: mai gli omicidi sono stai così pochi nel nostro paese) ma giova molto agli interessi immediati dei politici che lo riecheggiano.
La parte politica più credibile per quando riguarda la promessa di usare metodi drastici per ripristinare la ‘sicurezza’ dei cittadini ‘onesti’ ha vinto molto agevolmente le ultime elezioni (invano inseguita sullo stesso terreno dal Partito Democratico).
La politica della ‘sicurezza’ messa in atto dal nuovo governo, ci sgomenta e ci sorprende. Ancor prima che sia emanata una miriade di norme aberranti, aggressioni da parte dei privati e dei pubblici poteri si moltiplicano sotto i nostri occhi nei riguardi dei Rom (1), degli immigrati, dei poveri e degli emarginati.
Le aggressioni alle componenti più deboli della società sembrano incontrare fin troppi consensi sia nella popolazione che tra i politici. D’altro canto sono pigramente ignorate dalla maggioranza degli intellettuali, degli ‘opinion leader’, delle autorità ecclesiastiche.
A ragione, si sono sottolineate le analogie tra il momento attuale e il periodo che preparò in Germania lo sterminio degli Zingari insieme a quello degli Ebrei.
Si parla di ‘razzismo’ (cioè di ostilità istintiva verso razze minoritarie) o di xenofobia (ostilità contro gli stranieri) come cause delle attuali violazioni. Ma c’è altro da tener presente. Non bisogna dimenticare che tutto ciò accade sullo sfondo di un ingiusto ‘ordine globale’ con i suoi enormi squilibri economici: l’insipienza nel governo del Pianeta si salda all’egoismo con cui la minoranza dei ricchi difende i propri privilegi.
Quel che è certo è che nell’immediato e nel contingente siamo in presenza di gravissime violazioni dei diritti elementari, suscettibili di ulteriori tragici sviluppi, che richiedono una pronta ed esplicita risposta da parte di tutti coloro che hanno a cuore i diritti umani.
A ben riflettere, quel che accade oggi in Italia non è che la conseguenza e l’aggravamento di un fenomeno che da diversi anni a questa parte produce terribili ingiustizie e sofferenze nelle componenti più deboli della popolazione.
Tuttavia alcuni degli accadimenti recenti hanno una tale portata da palesare un salto di qualità del fenomeno.
L’asserito tentativo di rapimento di un lattante a Ponticelli vicino Napoli il 13 maggio è stato preso a pretesto per gli attacchi incendiari contro diverse strutture abitate dai Rom, attacchi peraltro preparati in precedenza dagli ‘attivisti’ locali. Il fatto è stato presentato in maniera completamente distorta dalla stampa e dalle autorità, come ha accertato l’associazione internazionale EveryOne che si batte per i diritti umani delle minoranze. Le vittime semmai sono Angelica, una ragazza slava di 16 anni (non rom) presunta rapitrice che non voleva rapire nessuno, aggredita, malmenata e traumatizzata da cittadini ‘onesti’ prima di essere consegnata alla Polizia. E ovviamente i Rom.
Il più grande dei campi Rom di Ponticelli è stato attaccato in più punti da privati con bottiglie incendiarie all’imbrunire del 13 maggio 2008, nonostante il fatto che fosse fortemente presidiato dalla Polizia che teneva anche un elicottero in volo (vedi i relativi filmati su Youtube, a cominciare da:
http://www.youtube.com/watch?v=yfevEh9e5bo&feature=related )
Allo ‘sgombero’ dei Rom di Ponticelli ha fatto seguito un’intensificazione degli ‘sgomberi’ dei cosiddetti ‘campi nomadi’ in tutto il territorio italiano da parte dei poteri locali e delle ‘forze dell’ordine’. Sono stati creati ‘commissari ad hoc per i Rom” nelle grandi città. E’ cominciata un’incessante persecuzione della gente zingara – in realtà in gran parte ‘stanziale’ e non ‘nomade’- che viene sottoposta a continui ‘controlli’ traumatizzanti ed umilianti, schedata, cacciata da una parte all’altra, respinta come accade per l’immondezza. EveryOne prevede un’emergenza umanitaria per 70 mila Rom nel prossimo inverno e teme un vero e proprio genocidio.
Non abbiamo dati quantitativi su questa persecuzione ma le notizie frammentate che trapelano in continuazione fanno pensare che sia molto estesa.
I Rom e Sinti in Italia sono 150 mila, non si tratta di criminali ma piuttosto di famiglie che sopravvivono con grandissima difficoltà. Di questi, 90 mila sono minorenni, 70 mila sono cittadini italiani. L’aspettativa di vita in Italia per i Rom è di 35 anni contro gli 80 anni della media della popolazione.
Il tasso di criminalità dei Rom, secondo il Ministero dell’Interno, non è particolarmente alto. Le aggressioni dei Rom ai danni dei cittadini italiani sono praticamente INESISTENTI.
L’uccisione di Giovanna Reggiani avvenuto alla periferia di Roma il 1° novembre ha aumento il pregiudizio e l’odio nei riguardi dei Rom. Ma Romulus Nicolae Mailat, il pregiudicato romeno assassino di Giovanna Reggiani, non è un Rom.
Vi è stata una reazione in puro stile nazista al delitto Reggiani da parte dell’amministrazione capitolina, in un momento in cui il sindaco Veltroni si accingeva a passare alla politica nazionale. Ruspe scortate dalla polizia hanno raso al suolo a più riprese in pieno inverno i rifugi dei Romeni, dei Rom e dei barboni lungo le rive del Tevere e dell’Aniene.
Questo crimine, etichettato eufemisticamente per i media come ‘messa in sicurezza del territorio’, si inserisce in una annosa storia di persecuzione dei poveri da parte di sindaci di destra non meno che di sinistra, a cominciare da Cofferati a Bologna e da Domenici a Firenze (per non parlare delle ‘pulizie’ delle rive dei fiumi che bagnano Torino). Ed è anche una storia costellata da incendi (molti dei quali appiccati, con tutta probabilità, da ‘giustizieri’ privati ai campi degli Zingari e ai rifugi dei barboni) che hanno fatto spesso delle vittime e che non sono mai stati adeguatamente indagati.
L’ostilità e i pregiudizi nei confronti degli Zingari sono estesissimi tra la popolazione italiana. Un sondaggio dell’Ipr Marketing fatto all’indomani dei primi attacchi di Ponticelli, rivela che il 68% degli Italiani vorrebbe che venissero espulsi dal territorio nazionale tutti (sic!) i ‘Rom’ (3). L’81% dei nostri concittadini giudica i Rom ‘poco o per niente simpatici’ (peraltro il 64% dice che la stessa antipatia si estende ugualmente ai Romeni non ‘zingari’.)
Scrive il giornale inglese Guardian: I giovani che hanno lanciato bombe Molotov contro un campo di Zingari a Napoli questa settimana, dopo che una ragazza è stata accusata di aver tentato di rapire un bambino, si sono vantati di aver compiuto ‘una pulizia etnica’. Una portavoce delle Nazioni Unite ha comparato il fatto alle migrazioni forzate degli Zingari dai Balcani [nei primi anni Novanta]. “Non avrei mai immaginato di vedere una cosa del genere in Italia” ha dichiarato Laura Boldrini [dell’ACNUR].
Il razzismo e la xenofobia, comuni alla popolazione e alle ‘forze dell’ordine’, si traducono in numerosissimi (2) episodi di intimidazione, aggressione, accanimento contro Zingari e stranieri nelle strade delle nostre città. Queste lampanti violazioni dei diritti umani essenziali vengono a volte segnalate da persone coraggiose impegnate nel sociale che vi assistono casualmente. Le denunce, dopo aver girato in Internet, ottengono, raramente, non più di un trafiletto sui giornali. Riportiamo, a titolo di esempio, il seguente comunicato dell’Associazione Almaterra:
Torino, 04 giugno 2008
Vogliamo denunciare un grave episodio, accaduto questa mattina, di cui è stata testimone una mediatrice interculturale di Moncalieri. Alle 08:30 circa, sul bus 67 (capolinea di Moncalieri), pieno di gente che a quell’ora è diretta a scuola o al lavoro, è salita una pattuglia della polizia, ha intimato a tutti gli stranieri di scendere, ha diviso maschi e femmine con bambini, ha chiesto il permesso di soggiorno.
Molte persone avevano con sé solo la carta di identità italiana, altri il permesso di soggiorno, altri ancora né l’uno né l’altro.
Tutto l’episodio si svolto accompagnato da frasi quali : non ce ne frega niente della vostra carta di identità italiana, è finita la pacchia, l’Italia non è più il Paese delle meraviglie.
Gli agenti hanno fatto salire tutti gli uomini su un cellulare, solo un uomo marocchino, mostrando la carta di identità italiana, si è rifiutato di salire, chiedendo di che cosa veniva accusato e che avrebbe fatto riferimento al suo avvocato. Gli agenti l’hanno lasciato andare.
Nessuno dei passeggeri rimasti sull’autobus è intervenuto, anzi, molte delle persone presenti, anche sui balconi delle case intorno e sui marciapiedi, hanno applaudito. […]
L’accozzaglia di norme, in buona parte bipartisan, nota come ‘pacchetto sicurezza’, approvata dal Consiglio dei ministri a Napoli il 21 maggio, dovrebbe trasformarsi entro il mese di luglio in una moltitudine di leggi disparate (4) tra cui spiccano quelle persecutorie nei riguardi degli stranieri e delle fasce più deboli della popolazione. Citiamo qui di seguito alcuni esempi.
E’ previsto il carcere e la confisca per chi dà in affitto un appartamento a stranieri irregolari.
Le nuove norme ampliano i casi di espulsione degli immigrati clandestini su ordine del giudice e prevedendo un analogo provvedimento per i cittadini comunitari, attraverso la misura dell’allontanamento di chi non ha reddito o delinque. Chi trasgredisce l’ordine di espulsione o di allontanamento sarà punito con la reclusione da uno a quattro anni. Nasce il reato di ingresso illegale nel territorio dello Stato. E’ previsto il prolungamento della detenzione degli immigrati nei Centri di Permanenza Temporanea (CPT), veri e propri lager che si chiameranno Centri di Identificazione e di Espulsione (CIO). La detenzione amministrativa potrà essere disposta in casi particolari anche per i minori non accompagnati e arrivare fino ai 18 mesi (5).
Per chi delinque il limite della pena per applicare l’espulsione o l’allontanamento verrà drasticamente ridotto a 2 anni di carcere (dagli attuali 10).
Si vuole disciplinare in maniera più restrittiva l’ottenimento della cittadinanza italiana in seguito a matrimonio. Vengono introdotte limitazioni al ricongiungimento familiare dei cittadini stranieri.
Diventa un reato l’impiego dei minori nell’accattonaggio.
Vengono poste restrizioni al trasferimento di denaro all’estero da parte degli immigrati.
Tremila soldati potranno essere impiegati nelle grandi città, in via eccezionale, per la prevenzione della criminalità, in compiti di vigilanza a siti e obiettivi sensibili, nonché di perlustrazione e pattugliamento in concorso e congiuntamente alle forze di polizia
I sindaci segnaleranno alle competenti autorità gli stranieri irregolari da espellere (o i cittadini comunitari da allontanare).
Tra le modifiche alla legislazione vigente figura l’abolizione dell’effetto sospensivo del ricorso avanzato da uno straniero che richiede asilo politico a cui in prima istanza sia stata respinta la domanda di protezione. Un richiedente asilo la cui domanda non sia stata accolta dalla Commissione Territoriale competente potrebbe quindi essere espulso – con grave pericolo di essere perseguitato, torturato, ucciso - prima che il tribunale si sia pronunciato su un suo eventuale ricorso. In tal modo, il ricorso perderebbe completamente la sua efficacia. In Italia vengono presentate ogni anno circa 15.000 domande d’asilo. Delle domande presentate, oltre il 50% viene accolto in prima istanza e circa 1/3 di quelle rigettate viene accolto dopo un ricorso in sede giudiziaria.
E’ caratteristico del ‘fenomeno sicuritario’ un approccio esclusivamente repressivo e violento dei fenomeni sociali di marginalità e di devianza: all’impiego dell’esercito per il controllo del territorio si aggiunge la dotazione di armi letali e non letali delle polizie locali ecc. ecc.
Scrive Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, attivista per i diritti umani e nostro compagno di strada in diverse occasioni (6): “Oggi, chi sta dalla parte dei diritti umani è contro la direttiva UE sui rimpatri, contro il pacchetto sicurezza, contro il reato di immigrazione clandestina, contro l’aggravante della clandestinità, contro la criminalizzazione di chi affitta un appartamento agli immigrati, contro i commissari ad hoc per i Rom, contro le ronde militari e contro le ronde democratiche, contro gli spray orticanti a disposizione dei vigili urbani o l’uso facile delle pistole.”
Sintomo, ed effetto, del presente clima ‘sicuritario’ è anche il Disegno di legge Berselli che propone di cambiare in senso esclusivamente repressivo il sistema carcerario con lo stravolgimento della Legge Gozzini (v. articolo seguente) ai danni della ‘popolazione ristretta’ che costituisce oggettivamente una delle componenti più deboli ed emarginate della società.
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(1) L’etnia Rom, definibile in base a specifiche caratteristiche razziali e culturali, ha origine indiana. L’etimologia della parola ‘rom’ non ha niente a che fare con ‘romeno’. Con la parola ‘rom’ vengono spesso designate altre etnie (quella dei Sinti ad es.) e ogni tipo di Zingari.
(2) Per la loro natura tali fatti vergognosi non potranno dar luogo a valutazioni quantitative attendibili. Soltanto lo scrivente ha assistito negli ultimi otto mesi a diversi episodi del genere.
(3) V. ad es. http://www.iprmarketing.it/IT/news_faq/dettaglio_news.asp?ID=126
(4) “Sono stati approvati un decreto legge, un disegno di legge, dei decreti legislativi e un altro disegno di legge grazie al quale l’Italia aderisce al Trattato di Prüm che istituisce la banca dati nazionale del DNA”, ha riferito il ministro Maroni nel corso di una conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri di Napoli.
(5) Si tratta del limite massimo fissato in Europa dalla direttiva UE sui rimpatri approvata del Parlamento Europeo il 17 giugno, con una votazione aspramente criticata da Amnesty International.
(6) V. “il manifesto” del 18 giugno, pag. 7.
Dal Foglio di Collegamento n. 162, Luglio/Agosto 2008:
‘SICUREZZA’ E VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI DEI DEBOLI
Purtroppo l’allarme da noi lanciato a giugno sul ‘fenomeno sicuritario’ (v. n. 161) è risultato del tutto giustificato e le previsioni da noi fatte si sono via via avverate in termini di persecuzione dei poveri, degli zingari, degli immigrati, e di approvazione delle numerose norme persecutorie nei riguardi degli immigrati e delle fasce deboli della popolazione, contenute nelle varie parti del ‘pacchetto sicurezza’. Rare e contrastate voci si sono levate contro questi crimini, nel perdurante silenzio della maggioranza di coloro che nella società si trovano a svolgere un ruolo di formazione dell’opinione pubblica e di indirizzo morale. Mancano degli osservatori che possano fornire dati quantitativi attendibili sulla persecuzione in atto, un fenomeno per sua natura difficilmente rilevabile e quantificabile perché si realizza in numerosi frammentati episodi. Nulla ci lascia sperare in un’inversione di tendenza, tutto ci lascia temere che la persecuzione dei deboli prosegua e si aggravi.
Dal Foglio di Collegamento n. 171, Luglio/Agosto 2009:
UN “PACCHETTO SICUREZZA” CONTRO I DIRITTI UMANI ESSENZIALI (1)
L’entrata in vigore l’8 agosto della legge 94/2009, completa il coacervo di norme inumane, xenofobe e razziste annunciate dal governo a Napoli il 21 maggio 2008, chiamato comunemente “pacchetto sicurezza”. L’inasprimento delle norme giunge in un momento in cui si moltiplicano le aggressioni dei poteri locali e dei privati agli stranieri, agli zingari, ai senza tetto..., le omissioni di soccorso in mare e i respingimenti dei migranti verso la Libia. Andando al di là del nostro specifico mandato, data la gravità dei fatti che accadono, sentiamo il dovere di denunciare le violazioni dei diritti umani essenziali nel nostro paese, che avvengono purtroppo con il consenso della maggioranza dell’opinione pubblica.
Il cerchio si è chiuso
La conclusione dell’iter del ‘pacchetto sicurezza’ con l’entrata in vigore della legge 94/2009 ha permesso alla Lega Nord di incassare ulteriori consensi nella parte più retriva della popolazione, soprattutto del Nord d’Italia.
Il rafforzamento del partito politico ispirato da una filosofia grezza, in rotta di collisione non solo con la Costituzione italiana ma anche con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ormai palesemente e impunemente predicata sia in sede locale che ai più alti livelli istituzionali, sembra non preoccupare e indurre alla prudenza coloro che, non essendo leghisti, si alleano con la Lega per una convenienza politica a breve termine.
Per giunta neanche il Partito Democratico all’opposizione dimostra di avere energie morali e intellettuali che gli consentano di differenziarsi nettamente dalla Lega: a ben guardare la sostanza di buona parte del ‘pacchetto sicurezza’, a prescindere dalle attuali votazioni parlamentari, ha addirittura una genesi e una condivisione bipartisan (v. n. 161).
Dunque la legge n. 94 recante ‘Disposizioni in materia di sicurezza pubblica’ che costituisce la parte conclusiva del cosiddetto “pacchetto sicurezza”, è entrata in vigore l’8 agosto, dopo l’approvazione definitiva del Parlamento avvenuta il 2 luglio, con una larga maggioranza, e l’apposizione della firma del Presidente della Repubblica il 15 luglio (2).
Tale legge completa la normativa sulla ‘sicurezza’ annunciata dal Consiglio dei ministri di Napoli del 21 maggio 2008 (v. n. 161).
La decisa opposizione di una minoranza ristretta ma qualificata di difensori dei diritti umani, di giuristi, di operatori sociali, di medici…, cui si sono aggiunte sia pur rare voci di intellettuali e di esponenti della chiesa cattolica, ha soltanto prodotto l’attenuazione di alcune delle norme più aberranti: è stato ad esempio difeso e preservato il divieto, esistente dal 1998, di segnalare lo straniero irregolare che chiede prestazioni sanitarie essenziali.
La norma successivamente approvata all’interno nel Decreto anticrisi (peraltro discriminatoria nei riguardi degli altri lavoratori) che permette la (schedatura e la) regolarizzazione immediata di colf e badanti è stata soprattutto dettata dalla paura del Governo di perdere il consenso di troppa gente costretta a ricorrere ai servigi dei ‘clandestini’ nella propria casa.
In gran parte si tratta di norme persecutorie degli stranieri, dei deboli e dei diversi, quelle contenute nella legge 94/2009; tutte gravi per l’ideologia che le caratterizza, svariate suscettibili di conseguenze devastanti. Ne citiamo alcune.
Vengono introdotte le cosiddette “ronde” (chiamate “associazioni di cittadini non armati”) che cooperano nel controllo dell’ordine pubblico. Questa norma, ha un indubbio segno culturale leghista (e fascista) anche se il successivo decreto attuativo dell’8 agosto proibisce l’esplicita politicizzazione delle ronde, alle quali si riferisce parlando semplicemente di “osservatori volontari”.
Sono resi più difficili il matrimonio e il ricongiungimento familiare degli stranieri, il trasferimento di denaro nei paesi di origine.
L’accertamento preliminare delle condizioni igienico-sanitarie degli immobili dove si chiede di andare a risiedere è prevista per tutti ma è intesa – ovviamente – a colpire i più poveri e i più deboli.
Si è introdotto il pagamento di una somma che va fino a 200 euro per il rilascio del permesso di soggiorno e l’obbligo di presentare il permesso di soggiorno nello svolgimento di pratiche con la pubblica amministrazione (salvo che per le prestazioni sanitarie urgenti e per l’iscrizione alla scuola dell’obbligo).
E’ richiesto un test di lingua italiana per i ‘lungosoggiornanti’.
Particolarmente preoccupanti sono due norme, a suo tempo annunciate con enfasi e fortemente volute: l’estensione (da 2 a 6 mesi) del termine massimo di detenzione amministrativa dei migranti nei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) (3) e l’istituzione del reato di ingresso o soggiorno illegale nel territorio nazionale.
Quest’ultimo è il provvedimento più grave ed esteso perché – anche se non è prevista la pena del carcere la prima volta che il ‘clandestino’ viene scoperto: gli verrà inflitta solo una pesante sanzione pecuniaria – la trasformazione dell’immigrato irregolare in delinquente gli impedisce di compiere qualsiasi pratica, a cominciare dal riconoscimento di un figlio, o di ricevere servizi presso strutture pubbliche (infatti gli incaricati di un pubblico servizio sono obbligati dall’art. 331 del c. p. p. a denunciare chiunque si renda responsabile di un reato perseguibile d’ufficio). Diventa inoltre impossibile passere dallo stato di clandestinità a quello di immigrato regolare qualora se ne presenti l’opportunità.
Alla già prevista aggravante di clandestinità per l’irregolare che commette un reato, con l’aumento della pena di un terzo, si aggiunge il carcere per lo straniero ‘espulso’ che non se ne va dall’Italia o vi ritorna.
Per fare terra bruciata intorno ai ‘clandestini’ è previsto il carcere (da sei mesi a tre anni) per chi alloggia un irregolare o gli affitta una casa. E’ appena il caso di rilevare che si tratta di una norma potenzialmente drammatica: vedremo che cosa succederà.
Una norma di assai minore pericolosità e rilevanza ma la cui connotazione xenofoba si commenta da sola, è l’obbligo, per il titolare di un permesso di soggiorno, di sottoscrivere un Accordo di integrazione nella cultura italiana, articolato per crediti: in mancanza del raggiungimento di determinati obiettivi, con l’esaurimento dei crediti è prevista l’espulsione del titolare del permesso di soggiorno.
Effetto valanga
E’ vero, come osservano coloro che vogliono sminuire la gravità di quanto sta succedendo adesso in Italia, che una politica dei paesi ricchi selettiva nei riguardi dell’immigrazione proveniente dalle aree povere è comune agli stati europei e agli Stati Uniti d’America, e che il suo inizio data da molti decenni se non da un secolo fa.
E vero che disposizioni inumane e xenofobe sono contenute nella normativa europea e nelle leggi della maggioranza dei paesi occidentali.
Ma l’eccezionale gravità di ciò che accade da noi oggi è nel suo andamento a valanga: il fenomeno xenofobo e razzista, in tutte le sue molteplici sfaccettature, non tanto e non solo sotto l’aspetto normativo, ha avuto un incremento esponenziale negli ultimi dieci anni e soprattutto negli ultimi due.
Sgomberi
Ad essere perseguitati non sono solo gli stranieri ma tutti gli appartenenti alle fasce deboli della popolazione: zingari, alienati e alcoolisti senzatetto, barboni, baraccati, clandestini, ambulanti, lavavetri, mendicanti, prostitute …
Alle amministrazioni comunali è da ascrivere la responsabilità della maggior parte degli atti inumani, xenofobi e razzisti, che violano quei primissimi ed essenziali diritti umani che attengono alla mera sopravvivenza. Atti che vengono descritti, soprattutto nei telegiornali regionali, con un lessico fuorviante: non ‘persecuzione’, ma ‘bonifica’, non ‘pulizia sociale’ ma ‘sgombero’, non ‘esseri umani’ ma ‘extracomunitari’ o ‘nomadi’. La scena, che si ripete quasi quotidianamente sugli schermi TV, è quella degli agenti che forzano o delle ruspe che spinano misere abitazioni ‘malsane ed antigieniche’ in cui i baraccati vivevano ‘nel massimo degrado’. Si vedono suppellettili, vestiti, giochi… abbandonati, calpestati e violati dagli uomini in divisa.
Per ora la maggior parte dei danni e delle sofferenze inflitti ai più deboli e indifesi, non derivano dalle nuove leggi nazionali inumane e razziste, che hanno bisogno di tempo per cominciare ad incidere, ma dalle ordinanze emesse dai sindaci. La ‘pulizia sociale’, messa in atto con la scusa di aumentare la ‘sicurezza e il decoro delle città’, colpisce uomini, donne e tantissimi bambini, con perquisizioni e schedature scioccanti e mortificanti, e incessanti ‘sgomberi’ in estate come in pieno inverno.
Razzismo attivo
Sui più rilevanti episodi di razzismo da parte di privati ed operatori pubblici (per esempio vigili urbani o controllori nei treni), le notizie vengono date da giornali e TV in modo tale che occorre un momento di riflessione per accorgersi che si tratta, appunto, di fenomeni di razzismo.
Una delle rare ricerche in proposito, fatta dal Cospe (www.cospe.org) e dal Naga alla fine dello scorso anno ha rilevato nei media, tra il 24 ottobre e il 28 novembre, le notizie di 43 episodi definibili come atti di razzismo e discriminazione in Italia. Di questi, 19 erano aggressioni violente perpetrate da una o più persone.
Le offese verbali, le ingiurie, le angherie, le ingiustizie, le discriminazioni ai danni degli stranieri e dei diversi da parte dei cittadini e degli operatori pubblici non vanno sui giornali ma sono certamente numerosissime perché ognuno di noi, andando in giro, ha assistito a parecchi di tali episodi da un anno a questa parte (v. anche n. 161).
Omissione di soccorso in mare e respingimenti
Per fortuna, la maggioranza del pubblico italiano, anche se in cuor suo razzista, non ha il coraggio di compiere personalmente eclatanti atti di aggressione razzista; preferisce invece parteciparvi virtualmente in TV. Non c’è niente di meglio a questo proposito del farsi spettatori, comodamente seduti in poltrona, delle traversie che coinvolgono e travolgono i migranti in mare tra la Libia e l’Italia.
Dell’eccentrico e scaltro leader libico Muammar Gheddafi si è sempre detto che è un terrorista (4) ma non si è mai messo sufficientemente in rilevo che costui è un violatore cronico dei diritti umani.
A questo personaggio l’Italia si è comunque alleata. Il nostro Governo ha perfino sentito il bisogno di corteggiarlo e adularlo, umiliandosi ai margini delle sue messe in scena.
Con l’alleato Gheddafi il nostro Ministro degli Interni Roberto Maroni è andato a braccetto per attuare la politica dei ‘respingimenti in mare’ dei migranti. Una politica, gradita dalla maggioranza degli Italiani, che apporta potere e consenso.
Sappiamo che con i barconi arriva solo un ristretta minoranza degli immigrati, si tratta di quelli più sfortunati provenienti da paesi africani in cui imperversano guerre, carestie, spaventose dittature.
Ma questi arrivi sono particolarmente importanti per i politici perché passano in televisione. Passano in televisione per l’asprezza e la pericolosità delle traversate, passano in televisione perché diventano molto spesso storie di morte. E la morte fa notizia. Niente di più utile per i politici di questo scenario mediatico.
I politici in cerca di consenso evidentemente contano sul fatto che la maggioranza degli Italiani sia gratificata almeno nel subconscio alla vista di poveri cristi accucciati, accasciati, spaventati, neri, trattati con spavalderia da agenti e da militari bianchi, che indossano guanti di lattice e mascherine…
I ‘clandestini’ sono mostrati allo sguardo delle telecamere – se occorre sotto la luce delle fotoelettriche – come oggetti infetti e repellenti, spogliati di dignità e di privacy.
E quello che si vede in TV accade ai migranti più fortunati, a coloro che ricevono comunque un soccorso. Sullo sfondo si aggirano gli inquietanti fantasmi, dei morti di sete, degli affogati, dei respinti, che nessuno vedrà.
Mano a mano che si criminalizzano i ‘clandestini’, le probabilità di soccorso in mare per loro diminuiscono mentre aumentano i ‘respingimenti’ di persone che dovrebbero avere – secondo le norme internazionali – almeno la possibilità di chiedere asilo politico e di non essere spedite in paesi che violano i diritti umani.
Il nostro Ministro degli Interni dichiara, orgoglioso, che la politica di respingimenti funziona: sono diminuiti di molto gli sbarchi in Italia questa estate…
La Guardia di Finanza si vanta di aver soccorso in mare e portato in Libia negli ultimi mesi oltre un migliaio di migranti, con una quindicina di interventi. Ma non è dato sapere quante persone sono morte in mare per il crescente atteggiamento di rifiuto del (doveroso) soccorso da parte delle navi mercantili che, incrociati i barconi dei disperati, proseguono facendo finta di non vedere.
Ricordiamo solo l’episodio dei cinque naufraghi allo stremo raccolti il 20 agosto al largo di Lampedusa (una donna e quattro uomini di cui due minorenni) che hanno riferito di essere andati alla deriva per 23 giorni, senza che nessuno li soccorresse man mano che morivano, e venivano gettati in mare, ben 73 compagni di sventura!
I cinque, in attesa di decidere se avessero diritto all’asilo politico, sono stati messi innanzitutto sotto inchiesta perché sospettati del nuovissimo reato di immigrazione illegale! E – come ha rivelato un sondaggio – la maggioranza degli Italiani ha approvato questa brillante iniziativa.
Sui cinque sopravvissuti, i governi italiano e maltese hanno cercato di gettare discredito… lo hanno fatto evidentemente solo allo scopo di attenuare le condanne degli enti sovranazionali.
Ma la maggioranza degli Italiani, che approva la politica dei respingimenti messa in atto dal nostro governo, sa che cosa significa per un ‘clandestino’ essere respinto in Libia?
Non vogliamo insistere su questa domanda che rischia di rimanere solo una domanda retorica: mutatis mutandis è un po’ come domandare se il popolo tedesco sapeva dei crimini compiuti dai propri dirigenti nazisti (cui aveva dato un entusiastico sostegno).
Diciamo solo (‘chi vuole intendere intenda’) che si sono ormai accumulate informazioni sufficienti per dipingere una disastrosa situazione dei diritti umani per i migranti respinti in Libia, anche se non è facile raccogliere dichiarazioni dalle persone sottoposte a queste orrende odissee (pochi giornalisti in controtendenza cercano di farlo).
Alcune testimonianze in proposito sono state raccolte nel centro di prima accoglienza di Lampedusa nell’estate di due anni fa, quando, per un breve periodo, fu consentito alle associazioni umanitarie di entrarvi. Delle decine di racconti dei fuggitivi – credibili per la loro concordanza – riportiamo a titolo di esempio i due seguenti, fatti da una donna e da un uomo provenienti dall’Eritrea:
Fatawhit : “Avevamo già lasciato le coste libiche da tre giorni, quando siamo arrivati all’altezza delle piattaforme petrolifere. […] Proprio da là è uscita una nave che ci ha accostato […] Ci ha scortato fino alle coste libiche […] Siamo stati prima portati per 2 mesi alla prigione di Djuazat, 1 mese a Misratah e 8 mesi a Kufra. Il trasferimento da una prigione all’altra si effettuava con un pulmino dove erano ammassate 90 persone. Un viaggio è durato tre giorni e tre notti, non c’erano finestre e non avevamo niente da bere. Ho visto donne bere l’urina dei propri mariti perché stavano morendo di disidratazione. A Misratah ho visto delle persone morire. A Kufra le condizioni di vita erano molto dure, in tutto c’erano 250 persone, 60 per stanza. Dormivamo al suolo, senza neanche un materasso, c’era un solo bagno per tutti e 60 […] Mangiavamo una sola volta al giorno, quasi sempre riso. In tutto c’erano quindici poliziotti, spesso ci sequestravano i soldi. Ho visto molte donne violentate, i poliziotti entravano nella stanza, prendevano una donna e la violentavano in gruppo davanti a tutti. […] Ho visto molte donne piangere perché i loro mariti erano picchiati […]. Una volta c’era un ragazzo che ha cercato di scappare […] Lo hanno preso e lo hanno picchiato tanto da spezzargli le ossa, per poi lasciarlo andare. L’unico metodo per uscire dalle prigioni libiche è pagare.”
Ibrahim: “Durante il mio primo tentativo di viaggio siamo stati bloccati in acque tunisine dalla polizia tunisina che ci ha portato per venti giorni in una prigione per poi lasciarci al di là del confine libico, in mano ai poliziotti libici, verso Zuara. Da quel momento sono stato trasferito in quattro prigioni diverse (Al Naser, Al Fallah, Seraj, Djuazat). […] Il trasferimento avveniva con dei camion-container di 6 metri per due senza finestre, un camion poteva trasportare fino a 150 persone. Il viaggio durava in media 10 ore, senza una pausa per prendere aria, nonostante ci sembrasse di soffocare. […] Ho visto delle donne violentate in prigione. I poliziotti minacciano di morte i migranti per farli calmare. I poliziotti, soprattutto quando ti arrestano in casa durante le retate, utilizzano un manganello che provoca una scarica elettrica che al primo colpo ti immobilizza il corpo e ti impedisce di fuggire. […] Quella del manganello con la scossa elettrica è una pratica che usano solo ogni tanto, in generale utilizzano il manganello o ci colpiscono con i calci. Se non vuoi essere espulso nel tuo paese devi pagare 500 dollari alla polizia.” (v. www.storiemigranti.org)
Intanto – in una situazione di squallore morale – sembra che i militari italiani comincino ad imitare i loro colleghi libici. A metà luglio, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha raccolto a Tripoli testimonianze tra le “82 persone, tra le quali 76 Eritrei, che erano state intercettate il 1 luglio dalla Marina Militare italiana a circa 30 miglia da Lampedusa e trasferite poi su una motovedetta libica per essere ricondotte in Libia”. Diversi Eritrei hanno denunciato di essere stati malmenati dai militari italiani durante il trasbordo sulla motovedetta libica. E sei di loro hanno avuto bisogno di cure mediche. Inoltre, i militari italiani avrebbero “confiscato” e non più riconsegnati “i loro effetti personali, fra i quali documenti di vitale importanza”.
Commento di un lettore al precedente articolo:
Cari amici del Comitato,
la frase “Intanto – in una situazione di squallore morale – sembra che i militari italiani comincino ad imitare i loro colleghi libici”: che cosa significa?
Che finora i militari italiani sono stati migliori... dei libici sicuramente.
Che la cultura cristiana ancora fortemente radicata nel popolo, anche se derisa e costantemente oggetto di oltraggi, influenza ancora la sensibilità umana degli italiani, esercito compreso.
I giudizi che posso anche condividere sulla legge, diventano irresponsabili quando non sono accompagnati da proposte alternative dettagliate e praticabili: ho due figlie adulte cresciute in una famiglia, e tra famiglie, in cui l’accoglienza dei bisogni umani più disparati ha guidato con entusiasmo l’incontro con carcerati o ex-carcerati, stranieri, malati di mente, anziani, ammalati, donne con gravidanze indesiderate salvate dall’affetto e dall’aiuto di amici.
Eppure, anche se non siamo così stupidi da non capire che la delinquenza abbonda anche tra gli italiani, resta comunque il fatto, cari amici, che oggi si può avere paura di vedersi entrare in casa, in cantina o nei box, anche dei nomadi, anche degli slavi, O NO?
E in quale brutalità e disumana violenza possono incorrere le vittime? O NO !
E’ solo propaganda del demonio (Berlusconi) o ci sono anche motivi storici alla radice di tanta mancanza di umanità?
Facevamo il ‘68 quando nei paesi dell’est, eccetto che in Polonia (domandiamoci perché poi è nato un fenomeno di resistenza pacifica come Solidarnosc, dove la dittatura non era certo meno feroce) si strappava al popolo la sua radice cristiana: fin da bambini era inculcato il valore del partito sopra l’affetto per i famigliari. Per il partito, valore assoluto, potevi tradire parenti e amici, sorvegliare il vicino, dubitare di tutti; vivere nel sospetto continuo; essere premiato se denunciavi un “cospiratore”; essere ben pagato se appartenevi all’immenso apparato della sicurezza, ecc. ecc.
Generazioni educate così, come possono sviluppare considerazione per la vita umana altrui? Come resistere a non buttarsi (per molti) nell’alcool.
Questi brevi cenni vogliono essere naturalmente solo un esempio fra i tanti, che però, anche se di dimensioni colossali, non sono mai citati da chi protesta solo contro una parte dei governi del mondo.
Il problema dell’impatto esplosivo con realtà per tanti decenni isolate dall’occidente, se non ne parlate mai, dimostra o che ignorate la storia (che non è una colpa: si può rimediare), o che lo schema ideologico di partenza è un po’ rigido.
Giustificazioni sociologiche ce ne sono tante, ma la realtà è che due ragazze non prevenute, e ben realiste con la vita e le sue durezze, possono avere paura di uscire la sera, più di quando le grandi immigrazioni non c’erano.
Questo non significa essere contro il fenomeno, che è giustamente storicamente irreversibile, ma non dimentichiamo tutti i fattori in gioco nella vicenda: nessuno può avere soluzioni e leggi perfette, ma criticare senza costruire con proposte valide aumenta la discordia.
Con molto rispetto e cordialità
Lucio Rigon
Risposta della Redazione:
Caro Lucio,
rispondiamo intanto noi della redazione a qualcuna del tue osservazioni. Poi, se ti interessa, possiamo allargare la discussione a qualcun altro del Comitato.
Ovviamente i militari italiani sono assai migliori di quelli libici, se con “migliori” intendiamo più rispettosi dei diritti umani. Lo possiamo affermare tranquillamente dopo aver letto le testimonianze dei malcapitati che sono passati sotto la cura dei militari libici.
Sì, i militari italiani risentono sicuramente della cultura cristiana, ma non capiamo perché tu usi questo argomento in modo polemico. I soci del Comitato Paul Rougeau (almeno il grosso nucleo iniziale) sono lettori di Famiglia Cristiana o del ‘manifesto’, i due giornali che pubblicarono appelli in favore di condannati a morte nei primi anni Novanta. Quindi circola parecchia cultura cristiana nel Comitato e questo comporta una particolare sensibilità per i prigionieri, per i poveri, per i ‘pellegrini’ ...
Se noi, giustamente, abbiamo paura dei delinquenti (per essendo la criminalità violenta in netto declino da dieci anni a questa parte), dovremmo domandarci quanta paura hanno di noi i poveri cristi che vengono perseguitati (stranieri, senza tetto, zingari ecc. ecc.).
E vero che tra le fasce marginali della società (e gli immigrati sono per lo più sospinti in tali fasce) la criminalità è sempre molto più elevata che nella media della popolazione. Ma qui si è fatta l’equazione immigrato = criminale.
Certamente il comunismo reale è responsabile di immensi crimini nei riguardi delle popolazioni vissute sotto lo stalinismo, il maoismo, … (per non parlare di Pol Pot, Menghistu, ...) ma direi che non sia una delle cause principali della criminalità che c’è oggi qui da noi.
Nel fare qualunque considerazione teniamo sempre ben presente che l’Italia è uno dei paesi con la criminalità più bassa, al mondo; è solo la percezione della criminalità che è aumentata negli ultimi due o tre anni, soprattutto per colpa dei politici - di destra come di sinistra - che hanno sfruttato disinvoltamente questo tema per avere consensi.
Tu dici, giustamente, che criticare, senza costruire con proposte valide, non basta. Intanto però diciamo che rimandare qualche migliaio di disgraziati nelle prigioni libiche, farne morire in mare centinaia, o perseguitare gli zingari, o trasformare ope legis molte centinaia di migliaia di persone oneste in “delinquenti” solo perché ‘clandestini’ e via dicendo, non sono soluzioni valide ma sono violazioni dei diritti umani più elementari ed essenziali.
Una cosa che è stata fatta ed ha avuto un effetto nel diminuire nell’immediato la criminalità è stato il tenere in carcere un numero molto elevato di persone (tanto che le nostre carceri stanno di nuovo scoppiando, si parla di costruire nuove carceri ecc.) Comunque, come dimostra ciò che è avvenuto negli USA, questa non si può considerare una soluzione valida a lungo termine, soprattutto se le carceri sono un luogo puramente detentivo e afflittivo, non educativo: ad un certo momento i detenuti escono, peggiorati... e la criminalità riprende a salire.
Soluzioni reali e più civili sarebbero intanto investire e agire in vari modi nel sociale, diminuire il disagio, creare coesione e comprensione reciproca, diminuire (anziché aumentare) l’odio, la paura, le emozioni al di fuori di ogni controllo razionale...
Con molta amicizia, e gratitudine per aver letto il nostro articolo e per averlo commentato.
In seguito al precedente articolo, e ai precedenti commenti, il commento di un lettore:
Discussioni intorno al “pacchetto sicurezza” di Paolo Cifariello
Rispettare le opinioni altrui non significa condividerle, significa contribuire a creare ed a mantenere un ambiente civile e progredito.
E’ indubbio che le opinioni risulterebbero meno drastiche se si fondassero su una considerazione più fredda ed obiettiva dei fatti.
Tanto per fare un esempio (che non c’entra proprio niente), una volta un collega si è molto arrabbiato con me quando ho detto che alla maggioranza degli italiani non importa niente del calcio. Apriti cielo! Inutilmente ho fatto presente che, dei 60 milioni di italiani, 30 sono donne a cui (quasi a tutte) il calcio non interessa e che dei rimanenti 30 milioni, togliendo i bambini e gli adulti non interessati, rimangono alcuni milioni che, sul totale della popolazione, sono una minoranza.
Altro esempio (che forse c’entra un po’ di più). Per molti anni ho sentito parlare di emigrazione degli italiani verso paesi stranieri. Nei primi 100 anni dal 1861 (anno della costituzione del Regno d’Italia e del primo censimento), circa 30 milioni di italiani hanno lasciato il nostro paese e non sono più tornati (e non contiamo gli emigranti non definitivi).
Ho visto con i miei occhi un cartello davanti ad un locale in Germania dove c’era scritto “Vietato l’ingresso ai cani e agli italiani.” Ricordo molto bene un programma della TV italiana che si chiamava “Storie (non Storia) dell’emigrazione” che parlava delle grandi difficoltà, dei problemi, dei trattamenti che subivano gli italiani all’estero.
Nella storia economica delle nazioni, si legge di periodi in cui c’era un’eccedenza di capitali da investire e che allora si investivano all’estero, oppure un’eccedenza di mano d’opera, e allora si favoriva l’emigrazione. Per molto tempo l’Italia è stata uno dei pochi paesi in cui, contemporaneamente, si esportavano capitali (quelli che andavano in Svizzera, sia pure illegalmente) e mano d’opera (i nostri emigrati che cercavano lavoro e sopravvivenza all’estero).
Per anni ho sentito definire la Svizzera “la ricettatrice d’Europa” perché accoglieva senza fiatare capitali stranieri senza preoccuparsi dell’origine dolosa e criminale di tutti quei soldi. Quando però i capitali entravano in Italia, il comportamento delle nostre autorità era esattamente uguale al comportamento degli Svizzeri. Io lavoravo nell’ufficio estero di una banca e quando un cliente mi ha portato una valigia piena di sterline senza darmi nessuna spiegazione plausibile sull’origine di quei soldi (insisteva nel dire che lui faceva il croupier a Las Vegas e che quei soldi, sterline inglesi, erano mance di clienti, ed io invece avrei avvertito volentieri la polizia), ho telefonato a Roma alle autorità dei controlli valutari e qual è stata la risposta? “Caro signore, sono soldi che entrano. Non facciamo troppo i difficili. Cambiategli le sterline in lire italiane e ringraziatelo.” In seguito, quel cliente è stato condannato in Inghilterra a 18 anni di prigione per traffico di droga e questo probabilmente, facendo intervenire la polizia, si sarebbe potuto sapere anche subito, ma quei soldi entravano e non si doveva fare troppo i difficili. Quei soldi non puzzavano di droga.
Tutto questo per dire che gli italiani, contrariamente al luogo comune che li definisce “brava gente”, non sono peggiori ma neanche migliori degli altri popoli. Gli italiani sono stati i primi nella storia ad effettuare bombardamenti aerei (nella guerra di Libia del 1911). Pur di avere “un posto al sole” come tutte le altre potenze, l’Italia è andata in Africa e non ha occupato una terra di nessuno, ma ha aggredito uno stato indipendente e sovrano, l’Etiopia, e in Africa si è comportata come tutti gli altri colonizzatori, con gas asfissianti, rappresaglie di massa ed altre cose del genere. E potrei continuare parlando delle leggi razziali del 1938, e così via.
In Afghanistan ci sono i soldati italiani (stranieri) e in Libia ci sono i soldati libici (locali).
Non essendo presenti sul posto, dobbiamo accontentarci di quanto raccontano gli altri, ma ci vuol poco a capire che questi altri non sono quasi mai obiettivi. Sempre riferendomi alla difficoltà di accantonare le nostre opinioni e di essere il più possibile freddi e razionali, il racconto delle nefandezze di una parte è sempre fatto dalla parte avversa che, naturalmente, ha tutto l’interesse a ingigantire gli avvenimenti, ad enfatizzare alcuni episodi e, se proprio non si può rigirarli, a nasconderne degli altri. Di guerre ce ne sono sempre di due tipi: quelle giuste (cioè quelle fatte dalla nostra parte) e quelle sbagliate (quelle fatte dalla controparte). Ho sentito vari italiani (non solo politici) dire che la guerra in Iraq era sbagliata, mentre quella in Afghanistan è giusta.
Nelle guerre, ha scritto qualcuno, la vittima più certa è la verità. Per i motivi già detti, non mi aspetto che il comportamento dei soldati italiani sia migliore del comportamento degli altri soldati. E se parlare male degli italiani vuol dire odiarli, parlare male degli americani vuol dire essere antiamericano, parlare male degli israeliani vuol dire essere antisemiti, allora non si arriva da nessuna parte e la discussione non può più avere un seguito: quelli della nostra parte sono i buoni e quello che fanno lo fanno perché devono, quelli dell’altra parte sono i cattivi e quello che fanno lo fanno perché vogliono (un certo Pietro Micca, ci insegnano a scuola, si è fatto saltare in aria con tutti gli austriaci, ma nessuno si sognerebbe di definirlo un kamikaze).
Riguardo al comportamento dei soldati italiani e dei soldati libici, vorrei solo mettere in evidenza che il tempo, secondo me, è una dimensione relativa. Lo scorrere del tempo non avviene in modo uguale in ogni parte del mondo. In America c’è qualcuno che ha camminato sulla luna, in Papuasia ci sono esseri umani rimasti all’età della pietra. Gli italiani del Medio Evo, il loro sentire, il progresso delle loro coscienze, non erano molto diversi da tanti popoli extra-europei dei nostri giorni. Pretendere di far fare loro un salto di alcuni secoli in alcuni anni non può non rivelarsi una violenza traumatica, anche se fatta con le migliori intenzioni. Per quanto mi riguarda, vorrei che in nessun paese del mondo vi fossero militari stranieri; vorrei che tutti i militari che si trovano all’estero se ne tornassero tutti nel loro paese e che, sia pure gradualmente, abbandonassero pacificamente la divisa (altro esempio che non c’entra: in Costarica ci sono solo le forze di polizia. Il paese non ha più un esercito dal 1946, se non ricordo male l’anno). Albert Einstein, strenuo antimilitarista, nel suo libretto “Il mondo come io lo vedo”, ha scritto: “Provare piacere a marciare al suono di una banda è quanto basta a suscitare il mio disprezzo.” Era esagerato? Forse, ma io la penso esattamente come lui.
Poiché nella discussione sul “pacchetto sicurezza” e questioni collegate si è parlato anche delle nostre radici cristiane, se mi è consentito vorrei dire qualcosa anche a questo proposito.
Prima di continuare devo dire che io personalmente non ho (o meglio non ho più) alcuna convinzione religiosa. Più che ateo (cioè con convinzioni di un certo tipo), mi definirei meglio agnostico (cioè senza convinzioni di nessun tipo). Più di una volta mi sono sentito dire che si tratta della posizione di comodo di chi non prende posizione. Per me vuol dire semplicemente che non ho dubbi, problemi o incertezze per le quali sento il bisogno di rifugiarmi nella religione per trovare risposte. I cristiani sono convinti che si debba operare il bene in questa vita per poter entrare in paradiso nell’altra. Io invece (e parlo per me stesso) penso che in questa vita si debba operare il bene fine a sé stesso, in cambio di niente, senza che questo ci dia la speranza o la garanzia di andare in un qualsiasi paradiso o che ci renda meritevoli di premi.
Le mie regole sono molto semplici. Secondo me (parlo sempre per me stesso) non è assolutamente mai lecito infliggere sofferenze o morte ad altri esseri umani e sempre secondo me (ripeto che parlo sempre per me stesso perché non ho mai inteso imporre alcunché agli altri) le sofferenze degli altri sono importanti come le nostre, e forse anche di più. Naturalmente non nego l’importantissima parte che il cristianesimo ha avuto nella storia dell’Europa e nella formazione degli europei quali oggi sono, ma le mie convinzioni mi rendono molto facile mettere tutte le religioni sullo stesso piano, facendomi provare un sentimento addirittura religioso (mi si consenta la parola) verso la libertà di culto, uno dei diritti umani fondamentali.
E’ vero che il cristianesimo ha prodotto grandi pensatori e menti geniali, ma li hanno prodotti anche altre religioni (faccio solo i nomi di Avicenna e di Averroè), e tante manifestazioni dell’arte araba o cinese non sono affatto seconde alle manifestazioni dell’arte cristiana. E se certe manifestazioni della religione musulmana di oggi non sono per niente manifestazioni di sentimenti di bontà, devo ricordare che altrettante manifestazioni della religione cristiana di qualche secolo fa (sempre parlando del diverso decorso del tempo) o di qualche decennio fa (basta leggere qualcosa sulla storia del ghetto di Roma) non erano esattamente manifestazioni di tenerezza o di pietà.
Al punto in cui in Europa siamo arrivati per quanto riguarda il progredire delle menti e delle coscienze (al contrario degli USA, dove questo progredire sembra essere rimasto quello dei padri pellegrini del 1686 malgrado l’impetuoso progresso tecnologico), le convinzioni ed i sentimenti religiosi dovrebbero restare tali, cioè convinzioni e sentimenti confinati interamente nella sfera privata di ogni singolo individuo. Altrimenti non vedremo mai un’Europa interamente unita, visto che vi sono popoli (e paesi) in larga maggioranza non cristiani (penso alla Bosnia e all’Albania).
Per finire, avendo viaggiato molto ed anche abbastanza a lungo in vari paesi stranieri, vorrei dire che il cristianesimo non è vissuto ovunque nello stesso modo e che vi sono notevoli differenze non solo fra paesi cattolici e paesi protestanti, ma anche fra un paese cattolico e l’altro. Anche se so di correre il rischio di attirarmi molte inimicizie e di farmi accusare di odiare gli italiani e la loro religione, non so resistere alla tentazione di riportare un brano di uno scrittore, Sismonde de Sismondi, che quasi due secoli fa, nella sua “Storia delle Repubbliche Italiane del Medioevo”, ha scritto:
“Sarebbe impossibile dire fino a qual punto una falsa educazione religiosa è stata funesta alla morale in Italia. Non c’è altro popolo in Europa che dedichi maggior tempo alle pratiche religiose, e non c’è altro popolo che meno dell’italiano osservi i doveri e le virtù del cristianesimo al quale sembra tanto devoto. Ogni italiano vi ha appreso non già ad obbedire alla propria coscienza, ma a destreggiarsi con essa. Ognuno si lascia andare alle proprie passioni col beneficio delle indulgenze, con le riserve mentali, col proposito di fare poi penitenza e con la speranza di una prossima assoluzione. Il grande fervore religioso non dà alcuna garanzia di probità. Quanto più un uomo si mostra scrupoloso nelle pratiche di devozione, tanto più si può, a buon diritto, diffidare di lui.”
In seguito al precedente articolo, il commento di un lettore alla legge 94/2009:
Senilità precoce, oppure è soltanto una questione di memoria? di Antonio Landino
Parafrasando George Orwell, si potrebbe cominciare col dire che più le cose cambiano e più restano uguali. Per qualcuno di scarsa memoria, occorre ricordare che Orwell fu uno scrittore poliedrico e precursore nelle tematiche sociali e che - tra l’altro - ipotizzò in un libro l’avvento di un grande Organo onnisciente, una entità Superiore, che tutto captava, vedeva, controllava, decideva, e questo suo libro si intitolava “Il Grande Fratello”...
Ma la storia spesso si ripete; quella che manca, purtroppo, è la cosiddetta “memoria storica” degli italiani, per antonomasia popolo di Santi, navigatori, poeti... ed emigranti. Siamo tutti Ospiti in questo mondo, e tutti lontani da chi vorremmo veramente essere, e qualcuno è “ospite” due volte, dato che deve andar via e cercar qualcosa a casa degli “altri”.
La legge 94/2009, in questo esatto senso, è un ulteriore calcio nel sedere a chi ha già i pantaloni sfondati. Ma siamo ancora davvero ancorati al vecchio andazzo del Sud contro il Nord? Italiani, popolo di emigranti... e ruffiani. Pronti a fare il verso quando abbiamo la pancia piena ed a ruminare bile quando un branco di “altri”, presumibilmente (e preferibilmente) brutti e sporchi e cattivi, osano deturpare il nostro limitato panorama visivo con talune indegnità esistenziali. Zingari, senza tetto, accattoni, diseredati, tutto un popolo di invisibili che fingiamo di ritrovarci improvvisamente accanto.
Pare che ce ne accorgiamo soltanto adesso... e non ci chiediamo dove noi eravamo, mentre loro chiedevano soltanto di “essere”. Ma da qualche tempo ecco che li notiamo come veramente sono: sono quelli che ci braccano fuori dai supermercati, che ci tampinano lungo le tangenziali intasate, che leccano i nostri parabrezza, che troviamo ad aspettarci sotto casa, noi che scansiamo i ponti e le stazioni per scansare loro e perché abbiamo un tetto sotto cui dormire, noi che a volte riusciamo a trovare due centesimi per scansare persino la nostra stessa apatia, che stendiamo la mano in un gesto di distacco con maltrattenuta repulsione, una monetina per candeggiarci la coscienza e poi dimenticarli in fretta.
Perché loro sono gli altri.
Ma gli altri siamo stati noi, e prima di loro. Forse addirittura privilegiati, se qualcuno di antica memoria ricorda ancora il Ventennio; certamente illuminato nel sociale e fatto di leggi ad hoc, si sussurrava a quei tempi... poiché ricordarle come leggi razziali, ai giorni nostri, non fa rima col passato. Ma oggi siamo moderni, ci siamo evoluti, abbiamo Internet ed i telefonini, comunichiamo in tempo reale e viviamo di un razzismo attivo, lontano anni luce dai vecchi pur collaudati sistemi dei primi avveniristici ed assai funzionanti impianti a gas, dove per smaltire i rifiuti (persino umani, altro che termovalorizzatori odierni!) l’uomo si era organizzato a modo.
Come l’inquinamento urbano ed extracomunitario in generale.
E la politica del respingimento non è cambiata, da allora; si è soltanto adeguata ai tempi.
Altrimenti, come spiegare certe malsane esternazioni?
Leggi maldigerite, l’ennesima “legge porcata”, addirittura sanzioni pecuniarie, test preliminari di sana e robusta costituzione, dobbiamo tutti quanti far parte della stessa razza. Quella ariana?
Oh, stavo divagando, questa è Storia Antica. Tratta di vecchie ideologie, di totalitarismo a senso unico, di ronde che allora si chiamavano S S (oggi soltanto ronde, fatte di camicie di un altro colore, evviva la discrezione!), di provvedimenti eccezionali per provare a puntellare lo sfacelo di tutta una classe dirigente che già faceva il raglio a se stessa, allora, in quell’Italietta ancora a divenire, ancora da fare. Con quale risultato?
Oggi siamo preparati, non dobbiamo più improvvisare e ci siamo pure migliorati. Oggi adottiamo la xenofobia emozionale, e ci accontentiamo di molto meno; qualche sgombero mentale e poi tutti lì per questa o quella infausta ricorrenza, per una manifestazione o una firma, partecipazioni e petizioni per quello che - a volte - ci accorgiamo che accade. Una valanga o un terremoto o una inondazione o un barcone di diseredati è uguale, è il minimo che ci possiamo aspettare per il nulla che facciamo. Meno male che, nel tempo e col tempo, abbiamo imparato la falsa solidarietà che nasce dal cordoglio prefabbricato, dalle stragi impunite... ma non siamo capaci di realizzare che c’è qualcosa che non separa il Sud dal Nord.
Purtroppo, tutto ciò che continua a non morderci il sedere da vicino, pare rimanere una cosa che non ci riguarda. Ci preoccupiamo più di ciò che succede nel nostro giardinetto di casa. Magari qualche obolo ogni tanto, una colletta per qualcuno che non si sa veramente, poi ci rimettiamo in poltrona e pazienza per chi non c’è, perché non ce l’ha fatta, per chi è affogato in mare aggrappato ad un sogno pagato con la vita invece che ad un salvagente.
Ma saranno soltanto le solite esagerazioni della TV, perché non può esistere niente di così, e meno male che ho il telecomando. E si spegne pure la coscienza, ma la peggiore omissione di soccorso è quella mentale. Possiamo organizzarci meglio, non preoccupandoci dei morti ma declamando sui vivi. Quelli che fanno le leggi. Quelle serie. Ad hoc. Che stavolta, però, riguardano il presente.
Ciò che conta è salvarsi da questo momentaccio, da questa corrente politica oppure da quella marina. Tenersi alla larga da questa malsana transumanza di eventi e persone, ed attaccarsi a quello che si ha per salvarsi la pelle. Attaccarsi ad una ciambella di salvataggio oppure ad una Poltrona, cosa importa? Siamo tutti Ospiti, in questo mondo. Come si diceva all’inizio, a volte più le cose cambiano e più restano uguali. Infatti, qualcuno si è pure salvato... dal carcere. Ancora una volta.
E la classe politica?
Continua a fare politica, è pagata per questo. Da noi. Anche quella, la vediamo tutti i santi giorni in televisione, e nulla accade davvero se prima non lo decide la TV. Il “Grande Fratello” occupa pienamente il posto che gli compete e null’altro esiste; gli stati canaglia, i clandestini, persino Gheddafi pare un brav’uomo. Magari un po’ distratto, a volte, dall’ultimo lifting.
94/2009, si diceva. Si potrebbe concludere col dire che è una legge che ha preso il posto degli esseri umani. Degli altri. Poveri, piccoli disperati, con al seguito il loro bagaglio emozionale... che vengono qui a portarci via il lavoro che non abbiamo voglia di fare, che portano avanti l’economia sommersa (e pure a bagnomaria!), che sfruttiamo in nero anche perché sono neri, disadattati e senza diritti, come le prostitute che condanniamo di giorno ma che cerchiamo di notte, tutti questi “loro” irrimediabili, fastidiosi, complicanti, che dimentichiamo - forse - proprio per via della demenza senile. E lo facciamo senza traumi, senza colpa, senza scandalo. Non è nemmeno peccato.
Abbiamo già tutto questo a casa nostra, e loro ci vengono. Ma si può essere più disperati di così?
Ma loro sono gli altri, quelli che siamo stati noi, dai primi emigranti con la valigia di cartone fino a Sacco e Vanzetti, misconosciuti e discriminati ad oltranza, aggrappati al nulla se non al nostro stesso disagio emozionale. Siamo anche stati un popolo di extracomunitari. E la storia si ripete. Anche per gli altri, che noi siamo stati, e che vogliamo dimenticare.
Ma gli altri siamo noi. E lo siamo ancora. Che paghiamo ogni giorno, a volte facendo finta di nulla. O addirittura meno; un commento, un quotidiano, lo sport, la spesa. Ci spendiamo così: fate qualcosa, piove governo ladro e nessuno fa nulla per quei poveri cristi... oppure: ma statevene a casa vostra che di vagabondi e barboni ne abbiamo già piene le spiagge, ma girate al largo. Le leggi comunali sono fatte per voi e noi sappiamo chi siamo. Noi siamo Italiani.
Ma noi no. Siamo di poca memoria, dicevo. Forse, alla fine, si riduce tutto a questo; a pensare gli altri come gli altri. Fino ad ignorarli. Ma gli altri siamo noi, e dovremmo smetterla di far finta di non vederci con gli occhi degli altri.