TESTIMONIANZA DI DALE RECINELLA[1] SULLA PENA DI MORTE - 12.03.05                            Torna alla Home Page

 

 

GIUSEPPE LODOLI (Introduzione): Dale Recinella lavora in carceri speciali, che ospitano coloro che sono ritenuti i peggiori dei peggiori, ma che molto spesso sono dei malati mentali, delle persone che soffrono, entrate in conflitto con la società che le ha comunque respinte. Vedete Dale alla mia destra in fondo. Accanto a lui c’è Grazia Guaschino, la presidente del comitato Paul Rougeau,  che tradurrà passo passo la conferenza di Dale in italiano. Credo che il tutto riuscirà molto facile, molto comprensibile e molto immediato.

   Per introdurci al tema Gabriele qui alla nostra sinistra proietterà un breve filmato sulla pena di morte, che è stato realizzato recentemente da Amnesty International, dalla fondazione Barnabei e da altri soggetti che operano per i diritti umani, quindi direi di cominciare dalla proiezione e poi prenderà la parola Dale.

 

PAROLE DEL FILMATO: (musica di sottofondo) Vi scrivo da Huntsville, stato del Texas, U.S.A. Houston Chronicle: 800 mila copie, taccuino, sedia, i miei occhi puntati. Incarico: sono addetto alle esecuzioni. Mi pagano per scrivere come muoiono, mi pagano per guardarli morire. 700 parole se giustiziano un bianco, 400 se muore un nero. Scattare di cinghie sul letto, preparano la scena: scorre la tenda, sembra un teatrino. Particolari essenziali: piange o non piange, grida o non grida, trema o non trema, chi era, quanti anni, reato? Si proclama innocente? Lo dicono tutti. Non serve. Tempo scaduto. Mezzanotte: parte l’iniezione. Conto alla rovescia 10…9…8… lui mi vede, io lo vedo…7…6…5…lui muore, io guardo…4…3… lui muore, io scrivo…2…1…E’ morto? E’ morto! Perfetto, giustizia è fatta. Peccato, non era un negro. L’articolo è pronto, la cronaca scritta. Ci alziamo, testimoni, cronisti; chi sbadiglia, chi ride; arrivederci alla prossima volta, stai bene? Grazie, anche tu? Buona notte. Buona notte. A volte riesco a dormire.

 

DALE RECINELLA: Buongiorno. Questo video ci lascia certamente con una forte emozione. E’ un argomento che ci coinvolge molto.

   Parlerò ora di un caso che ha scosso l’America. La storia di Gary Graham.

   Gary ebbe un’infanzia travagliatissima, costellata di esperienze drammatiche, che coinvolsero lui e le persone a lui vicine. Per esempio, la sua sorellastra, a cui egli voleva molto bene, fu ricoverata in ospedale dopo essere stata picchiata selvaggiamente e violentata da un gruppo di teppisti. Un fratellastro fu sequestrato da una banda di balordi e ucciso.

   La prima causa di morte per i neri al di sotto dei 25 anni negli Stati Uniti è l’omicidio.

  Non sorprende che lo stratificarsi di tali esperienze, in aggiunta all’accumularsi di danni fisici, risulti in esplosioni di rabbia in un giovane uomo. Aggiungiamo a questo la costante esperienza del razzismo subito nel Texas, l’uso delle droghe e del sesso per alleviare il disagio, che incomincia all’età di 14/15 anni.

   Prima di avere compiuto i 16 anni Gary è papà di 2 figli e a 17 anni compie una serie di rapine, rapine a mano armata. Fino a quel momento la sua vita corrisponde a quella di decine e decine di giovani uomini che io vedo in prigione ogni settimana.

   La storia di Gary Graham diventa unica quando, 8 mesi dopo il suo 17esimo compleanno, viene arrestato e accusato di un omicidio per rapina, un omicidio che egli afferma di non aver commesso. L’omicidio ebbe luogo prima che lui compisse 18 anni. Lui ammise di avere commesso altri atti criminosi ma negò con forza di aver ucciso quell’uomo. Gary Graham aveva molte prove che potevano dimostrare la sua probabile innocenza, con tutto ciò fu giustiziato il 22 giugno del 2000.    

   La prima ruota dell’ingranaggio che lo portò all’esecuzione fu l’incompetenza dell’avvocato assegnatogli dallo stato per difenderlo durante il processo capitale. Ciò che accade in America è che se uno non può permettersi un avvocato, la Corte ne sceglie uno per rappresentarlo. Si dice, riguardo ai processi capitali, che la persona che deve difendere l’accusato ha più debiti di riconoscenza verso lo stato che verso la persona da difendere.

   Vi leggo una citazione scritta da Steven Bright, il fondatore dell’associazione per i diritti umani della Georgia: “L’inflizione della pena di morte non era tanto il risultato della gravità del crimine o dell’incorreggibilità dell’imputato, ma piuttosto il risultato della scarsissima qualità dei difensori. Ne consegue che gran parte dei condannati a morte è costituita da persone che si caratterizzano non per la  gravità o per la specie dei loro crimini, ma per la loro grande povertà, per le loro minorazioni mentali che indeboliscono la loro capacità di difesa, per il basso quoziente intellettivo e per la scarsissima difesa legale che ricevono”. Questo è stato certamente il caso di Gary Graham. Il suo avvocato difensore e l’investigatore diedero per scontato fin dall’inizio che egli era colpevole e quindi non si preoccuparono minimamente di fare delle indagini. Non presentarono nemmeno al processo i 6 testimoni che erano in favore di Gary Graham. C’era solo una testimone che testimoniò per lo stato, i 6 invece che erano a favore di Gary, si trovavano registrati nei rapporti della polizia ma il suo avvocato non li contattò mai. Una donna si presentò al processo e chiese di poter testimoniare in favore di Gary, ma l’avvocato non la chiamò né ascoltò quello che aveva da dire.

   La polizia ha scritto che il proiettile che uccise la vittima non veniva dalla pistola in possesso di Gary Graham al momento dell’arresto. Il suo avvocato non lo disse mai durante il processo.

   Questo è il tipo di difesa legale che hanno i poveri, che ha come risultato la morte negli stati che prevedono la pena capitale. La punizione capitale è per le persone senza capitali!

   Un altro fatto che si trova nella storia di Gary Graham, che è molto diffuso nei casi di pena di morte americani, è la discriminazione razziale. Nel terzo discorso di questa sera parlerò di come la discriminazione razziale si è inserita storicamente nell’ambito della pena di morte. Ma adesso fermiamoci e diamo un’occhiata a qualche statistica: dal 1976 ci sono state 949 esecuzioni negli USA, 547 sono state di bianchi e 320 di neri. Alcuni osservano queste cifre e  dicono: “Vedete, i bianchi sono giustiziati più dei neri!”. Il problema è che solo il 12% della nostra popolazione è nera e invece i neri giustiziati sono il 34% dei giustiziati. Coloro che vengono giustiziati costituiscono una percentuale 3 volte maggiore rispetto alla percentuale dei neri nella popolazione. Sono il 12% della popolazione ma il 34% delle esecuzioni. Le stesse statistiche si hanno nell’ambito della popolazione dei condannati a morte. I neri sono il 42% dei condannati a morte, il 46% sono i bianchi, di nuovo i sostenitori della pena di morte dicono: “Vedete, non c’è discriminazione, sono più i bianchi dei neri nel braccio della morte”, ma i bianchi sono il 71% della popolazione americana, i neri il 12%: Quindi ne abbiamo tre volte e mezza in più nel braccio della morte rispetto a quanti ne abbiamo nella popolazione complessiva. Questo succede anche nello stato in cui vivo, la Florida, dove i neri costituiscono il 34%  della popolazione del braccio della morte, percentuale tripla rispetto a quella dei neri nella popolazione della Florida. Ma questo non è il problema più grave. La discriminazione razziale si evidenzia enormemente guardando alla razza delle vittime dei crimini: dal 1976 al 23 febbraio di quest’anno abbiamo avuto in America  204 omicidi ‘interraziali’ (cioè con omicida e vittima di razza diversa) che hanno avuto come conseguenza l’esecuzione del colpevole. Di questi 204, 192 erano omicidi di uomini bianchi da parte di neri e solo 12 di neri da parte di bianchi. Il 94% erano omicidi di vittime bianche, mentre in realtà negli Stati Uniti solo il 50% delle vittime dei crimini sono bianche. Ma per l’81% degli omicidi che hanno avuto come conseguenza una condanna a morte e una esecuzione, la vittima del crimine era un bianco. In Florida la possibilità di ricevere la condanna a morte è tre volte e mezza maggiore se la vittima è un bianco, in Georgia è 7 volte maggiore e in Georgia un nero che uccide un bianco ha 22 probabilità in più di ricevere la condanna a morte rispetto a un nero che uccide un nero.

   In Florida la pena di morte è iniziata nel 1769. Dal 1769 a oggi nessun bianco in Florida è mai stato giustiziato per aver ucciso un nero.

   Io non sapevo niente di tutto questo e nemmeno la maggior parte delle persone in America lo sa. Il grosso lavoro che cerchiamo di fare è di informare la gente di questi fatti.

   Un terzo elemento che salta subito all’occhio nel caso di Gary Graham è che il crimine per il quale è stato condannato ha avuto luogo quando era minorenne, al di sotto dei diciotto anni. Molti di voi sapranno che nelle scorse settimane, il primo di marzo, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato, riferendosi al caso Roper contro Simmons, che negli Stati Uniti non possiamo più giustiziare i minorenni. Questa è una buona notizia per i 72 condannati a morte che erano minorenni all’epoca del crimine e che verranno spostati dai bracci della morte nelle carceri dove c’è l’ergastolo. Un altro fattore di cui è importante parlare stasera, è l’ammissione da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti che gli standard di decenza, che vengono considerati in tutti i paesi liberi del mondo democratico, sono stati presi effettivamente in considerazione per stabilire cos’è decente accettare negli Stati Uniti. E’ stata una decisione presa con un margine strettissimo di 5 a 4, ma quasi tutte le decisioni importanti prese dalla Corte Suprema negli ultimi 30 anni sono state prese con margini strettissimi 5 a 4 o al massimo 6 a 3. Il parare fortemente dissenziente del giudice Scalia ha preso di mira in particolare il fatto che siano stati tenuti in considerazione gli standard internazionali. Questo è un punto molto amaro da mandare giù per i conservatori politici americani e per i conservatori religiosi nella Cintura della Bibbia, di cui vi parlerò nel mio prossimo discorso dopo l’intervallo. Una sorpresa per la maggior parte di noi è stata che la giudice O’Connor abbia votato contro l’abolizione della pena di morte per i minorenni, perché prima aveva manifestato delle preoccupazioni per la pena di morte negli Stati Uniti. Alcuni ritengono che la ragione per cui alla fine abbia votato contro è che sapeva, a quel punto, che la decisione sarebbe passata comunque perché sarebbe stata di 5 a 4 anche senza il suo voto e che era meglio mettersi all’opposizione. Infatti lei ha scritto la sua opinione contraria citando pareri di studi, non argomenti politici, nella speranza di ottenere probabilmente più considerazione per poter diventare il capo della Corte Suprema al posto di William Rehnquist che si metterà presto a riposo.

   Le reazioni del popolo americano a questa decisione sono state varie, il Los Angeles Times ha scritto che le reazioni peggiori e più furibonde sono arrivate dal Texas e lo Houston Chronicle, che è il più importante giornale di Houston in Texas, ha stampato tre articoli il giorno dopo questa decisione, circa la rabbia e il disprezzo del pubblico e dei famigliari delle vittime dei crimini commessi dai minorenni. Ma se uno guarda al di sopra di tutta la retorica, la cosa che emerge di più è la paura che queste persone che si sono macchiate di gravi crimini possano uscire un giorno di prigione. La paura che questi uomini fra 20 o 30 anni possano essere liberati e commettano di nuovo orrendi crimini. Questo non è ovviamente un problema legato puramente alla pena di morte, ma un problema legato al carcere a vita, che nel Texas prevede che dopo un minimo di 40 anni si possa chiedere l’uscita sulla parola. Quando abbiamo iniziato questo discorso, abbiamo guardato le statistiche della pena di morte in America. In molti Stati il numero di condanne a morte comminate si è ridotto moltissimo perché alle giurie adesso viene data l’opzione di scegliere, al di là della condanna a morte, la possibilità dell’ergastolo senza mai poter uscire. I politici del Texas che sono a favore della pena di morte non hanno permesso che una legge del genere venisse approvata, perché anche in Texas si ha paura che se alle giurie si desse la possibilità di decidere per il carcere a vita senza possibilità di uscire, la sentenze di morte diminuirebbero.

   Guardando il caso di Gary Graham, vediamo che per molti aspetti non è inusuale, le cose che gli sono successe nella vita non sono diverse da quelle che sono successe a molti uomini in prigione. La rabbia che è esplosa in lui non è diversa e inusuale in persone che hanno avuto simili esperienze nell’infanzia, nella giovinezza. La discriminazione razziale, la discriminazione contro i poveri, contro i minorenni poveri che hanno avuto luogo nel suo caso, non sono assolutamente inusuali, sono normali.     

   Inusuale è forse il fatto che lui sia riuscito a diventare una persona, un portavoce così in gamba, così valido, perché i più di solito soccombono al sistema. Lui ha parlato come portavoce di molte persone nel braccio della morte. Fu ucciso 5 anni fa e se il suo iter giudiziario fosse arrivato fino alla scorsa settimana, sarebbe riuscito a sopravvivere. E così la pena di morte ci appare veramente come una lotteria, una scommessa, capricciosa e arbitraria e priva di qualunque senso di giustizia.

 

MODERATORE: Abbiamo il piacere di avere qui tra noi stasera Paolo Cifariello che è la persona che ha corrisposto con Gary Graham per tutti gli anni in cui il Comitato Paul Rougeau si è occupato di lui e l’ha seguito. Vorrei invitarlo un momento qui a dire due parole perché è la persona grazie alla quale abbiamo potuto realizzare questo libro che è un documento veramente prezioso.

 

PAOLO CIFARIELLO:  Senza perdere tempo in ringraziamenti, che ovviamente ci sono, sono molto sentiti, dirò subito che ho avuto un’esperienza diretta in questo campo e soprattutto nel caso particolare di questo ragazzo, Gary Graham, ucciso ingiustamente, giust... ‘ingiustiziato’ per meglio dire, circa 5 anni fa nell’anno 2000. In modo casuale ho cominciato una corrispondenza con lui che è andata avanti per quasi 10 anni, mentre era chiuso per 23 ore al giorno in una cella di massima sicurezza nel braccio della morte. Per inciso occorre dire due parole su come è costruito un tipico carcere di massima sicurezza negli Stati Uniti. E’ a forma di piramide rovesciata con la punta sottoterra, cioè si sviluppa nel sottosuolo. I detenuti sono rinchiusi in celle sotterranee e non vedono mai la luce del sole: tutto funziona in modo computerizzato; non vedono mai neanche altri detenuti. Quando arriva il momento di uscire per l’ora di ricreazione viene aperta la porta della cella che non è a grate, è proprio una porta di metallo completamente chiusa con una fessura che serve a far entrare il cibo. La porta si apre per la ricreazione e i condannati camminano lungo percorsi obbligati fino ad uno stanzone con un soffitto chiaro, che fa pensare a qualcosa di esterno, questo è tutto. 23 ore al giorno chiusi lì dentro da soli. Tra l’altro i detenuti non si vedono neanche l’uno con l’altro, neanche nella cosiddetta ora d’aria non c’è niente in comune, insomma se non c’è qualcuno che li va a trovare come il nostro cappellano qui presente, o qualche amico, non vedono mai nessuno. Tenete presente che alle volte non vanno a trovarli neanche i famigliari perché dopo un po’ di tempo non riescono più a sopportare lo stress a cui sono sottoposti, e succede che con l’andare del tempo le visite della famiglia si diradano sempre di più fino a scomparire del tutto. Allora in tutto questo tempo, 23 ore al giorno, sono chiusi da soli: niente televisione; sentono solo la radio attraverso una cuffia con uno spinotto infilato nel muro, con programmi scelti dalla direzione; scrivono quando possono. Scrivono, scrivono continuamente, e quello che si può dire su un pezzo di carta sono cose che nessuno riesce ad immaginare.

   Da dieci anni di corrispondenza con questo ragazzo è venuto fuori di tutto, almeno a me si è aperto davanti agli occhi un mondo di cui non sospettavo nemmeno l’esistenza. Poi sono stato due volte nel Texas, sono andato a trovarlo, la seconda volta quando è stato giustiziato. La procedura dell’esecuzione ve la spiegheranno più avanti. Sono esperienze veramente traumatizzanti. Allora ho pensato che tutta questa mole di materiale umano, ecco ho pensato che non era giusto che andasse perduto, che servisse quanto meno se non a lui, che ormai non c’è più, a chi ancora è in vita. Insomma voglio pensare che una piccolissima goccia in questo mare di lotta contro la pena di morte sia stata data anche da questo libro che abbiamo scritto noi, pensiamo di aver contribuito al lavoro svolto per arrivare quanto meno ad una sentenza, quella or ora illustrata, che ormai proibisce la pena di morte per i minorenni dopo quell’altra famosa, anch’essa della Corte Suprema americana, che ha eliminato per sempre la pena di morte dai minorati mentali. Dovete sapere che prima non faceva nessuna distinzione, la legge era uguale per tutti, veniva applicata in tutti i casi, minorati  e malati mentali, minorenni e chi più ne ha più ne metta, quindi non c’era nessuna differenza, mentre adesso sembra che veramente le cose comincino un po’ a cambiare.

   Voi direte: “Ma perché ci preoccupiamo della pena di morte in America quando ormai in Italia non c’è più da tantissimo tempo?”… da tantissimo tempo veramente! Siamo stati i primi in Europa ad abolire la pena di morte. Da noi, tra l’altro già abolita con il vecchio codice Zanardelli al tempo dell’Unità d’Italia, poi ripristinata solo dal Fascismo, e poi definitivamente abolita con la Costituzione Repubblicana. Tutto questo nostro impegno non ha a che vedere con l’anti-americanismo, è tutt’altro. Anzi io sono convinto che andare avanti su questa strada, cioè partire dall’esistenza della pena di morte in tutto il mondo, per arrivare piano piano all’abolizione in un numero sempre maggiore di paesi, vuol dire progredire, incivilire le coscienze nel modo di pensare, di sentire. Ovviamente se si vuole questo per un paese che è rimasto indietro, è perché a questo Paese si vuole bene, non perché gli si vuole male. Siccome qualcuno pensa, e me lo ha detto, che quando si parla così vuol dire che si è contro l’America, vorrei sottolineare che è esattamente il contrario.

   Un’ultima piccolissima osservazione, poi non voglio annoiarvi più perché l’intervallo ci aspetta. Io mi sono sentito dire da qualcuno che la pena di morte sarebbe una buona cosa anche da noi perché quelli che vanno a finire in galera per sempre poi li manteniamo noi, cioè noi contribuenti, con le nostre tasse. Sappiate che in America le carceri sono molto spesso costruite e gestite da società private su incarico dello Stato e non ricevono nessun aiuto, nessun contributo pubblico, quindi ce la fanno senz’altro con i loro ferri per così dire e non incidono sulle tasse pagate dai contribuenti, non solo, ma dovete sapere che i detenuti lavorano, sono ammessi al lavoro i più bravi, come fosse un premio, perché, come mi scriveva un detenuto, siccome i mesi e anche gli anni volano, ma le giornate non passano mai, allora se il detenuto è ammesso a lavorare, accetta molto volentieri, qualunque sia la condizione, e la condizione è che vengono pagati 10 centesimi di dollaro per un’ora di lavoro. Cioè, supponendo che un dollaro valga quanto un euro, dobbiamo lavorare dieci ore per prendere un euro. Allora quando il lavoro costa così poco, voi capite quanto può guadagnare la società che gestisce la prigione. Infatti queste società hanno i loro titoli quotati in borsa, distribuiscono dei bei dividendi e sono molto ricercate; quindi il fatto di ammazzarli per non mantenerli, a parte il cinismo di un’osservazione del genere, è sbagliato e succede esattamente il contrario: è il detenuto che mantiene il possessore delle azioni di quella società, non viceversa. Bene, a questo punto è meglio interrompere: l’intervallo ci aspetta, vi ringrazio per avermi ascoltato.

 

MODERATORE: Ecco, facciamo una pausa, ci ritroviamo qui tra un quarto d’ora, siete invitati a visitare se volete nel salone qui a sinistra la mostra sulla pena di morte.

 

*****

 

MODERATORE: Cederei subito il microfono a Ernesto Olivero perché possa dirci qualcosa.

 

ERNESTO OLIVERO: Qui al Sermig siamo tutti ospiti e tutti padroni. La nostra avventura l’abbiamo potuta realizzare perché milioni di giovani ci hanno creduto, tenete solo presente che il 2 agosto dell’83 quando siamo entrati qui per la prima volta, questo era un rudere di 40.000 mq e ci volevano miliardi per metterlo a posto. Naturalmente le istituzioni, che sono molto generose, ci hanno detto: “Noi non vi daremo una lira”,  come dire ad una persona che si trova a 8.000 metri che si salva se si butta giù, e noi ci siamo buttati giù, e milioni di paracaduti ci hanno aiutato, cioè milioni di giovani ci hanno aiutato. Man mano questa casa è diventata una base per la gente che ha bussato. Noi avevamo delle idee: volevamo costruire un eremo di preghiera ed è un eremo di preghiera, volevamo costruire un luogo dove imparavamo sulla nostra pelle che cos’era la pace e noi l’abbiamo fatto. La nostra filosofia, il nostro modo di vedere sono maturati nel tempo. Proprio in questi giorni è uscito un CD. Il titolo è “Dal basso della terra”; vi consiglio di acquistarlo, lì troverete la nostra filosofia sulla pace, per esempio. Ti do la pace perché ci credo,  ti do la pace perché la voglio per me, per te, per tutte le creature e per il creato. Il titolo “Dal basso della terra” è il titolo del “Gloria” che ho scritto in carcere. E’ da oltre 30 anni che noi frequentiamo il carcere ed è da oltre 30 anni che il carcere frequenta noi. Il modo migliore per dare il benvenuto a Dale è regalargli questa bandiera della pace. Negli anni 90 i giovani hanno sentito l’esigenza che l’arsenale della pace avesse una bandiera della pace: quella che vedete alle mie spalle. Una bandiera dove c’è scritto pace in italiano non per una scortesia nei riguardi degli altri popoli, ma perché il primo arsenale della storia che è stato trasformato da costruttore di armi a costruttore di pace è qui a Torino e qui parliamo italiano. Sogno il giorno in cui in inglese si dica ‘pace’, in cinese si dica ‘pace’, con un post scriptum: si usa il nome italiano pensando al primo arsenale di guerra trasformato a Torino in arsenale di pace grazie veramente a milioni di persone. Questa casa è una casa di pace perché chiunque voglia uscire fuori da qualsiasi delitto, da qualsiasi situazione, se bussa alla nostra porta ed ha il cuore sincero, qui entra come problema ed esce come uomo, o donna. Allora regalo a Dale la bandiera della pace come se l’avessi regalata a tutti voi. Grazie di cuore!

 

DALE RECINELLA: Grazie.

 

ERNESTO OLIVERO: Buon lavoro!

 

TUTTI: Grazie!

 

DALE RECINELLA: Grazie mille. Una delle preghiere che preferiamo, mia moglie ed io, è: “Signore trasformaci in persone di pace. Che noi possiamo portare la nostra pace alla gente”. Evidentemente questo è un posto di pace. Grazie.

   Cominciamo il terzo discorso: ho già accennato al fenomeno americano conosciuto come Cintura della Bibbia. Vorrei farvi due citazioni. La prima di Cesare Beccaria. Tratta dal suo famoso lavoro “Dei delitti e delle pene”. Egli ha scritto: “la punizione con la morte è la guerra di un’intera nazione contro un cittadino”. La seconda citazione è da Lanzo del Vasto, fondatore della comunità dell’Arca in Francia: “Ogni guerra è alle sue radici una guerra religiosa. Perché i capi non possono indurre la gente ad uccidere altre persone a meno che queste non credano che sia Dio a volere che loro uccidano. Uccidere è troppo innaturale a meno che non credano che Dio l’approvi”. Queste parole sono importanti e fondamentali quando parliamo della Cintura della Bibbia e nella pena di morte moderna in America.

   Prima di entrare nel merito del discorso, lasciate che condivida con voi alcune buone notizie circa la direzione che le cose stanno prendendo. Come ho detto nel precedente intervento, la pena di morte è stata limitata a un minor numero di casi. Tre anni fa la Corte suprema degli Stati Uniti ha deciso che non potevamo più uccidere i ritardati mentali e la scorsa settimana ha deciso che non possiamo più giustiziare i minorenni. Queste sono limitazioni importanti e noi siamo riconoscenti di questo. Anche le notizie sul quadro più ampio sono buone. I sondaggi di opinione fatti negli anni 80 mostravano che gli americani sostenevano la pena di morte con una percentuale dell’ 80-85%. Questa approvazione, questo sostegno è sceso fino a circa il 62%. Negli ultimi 5 anni questa percentuale ha oscillato fra il 62-65%, si è pressoché fissata su questa percentuale. Quando agli Americani si chiede se sosterrebbero la pena di morte avendo come opzione alternativa l’ergastolo senza possibilità di uscita, dai sondaggi risulta che la percentuale dei sostenitori scende al 50%. Queste diminuzione si verifica a partire dagli anni 90 anche nel mio stato, la Florida, che è considerato uno Stato molto favorevole alla pena di morte. Forse il fatto che gli Americani sono a favore della pena di morte solo al 50% quando hanno l’opzione dell’ergastolo, si comprende nel modo migliore considerando il numero di condanne a morte comminate negli ultimi anni. Tre anni fa la Corte Suprema ha dovuto esaminare la questione se i giudici potevano o no comminare la pena di morte perché queste decisioni dovrebbero essere prese dalle giurie e non dai giudici. Le giurie sono gruppi di dodici persone scelte nella comunità locale per rappresentarla. La decisione della Corte di assegnare alle giurie e non ai giudici la determinazione delle sentenze di morte, basata su fondamenti costituzionali, nella realtà ha tolto alla pena capitale la possibilità di essere influenzata dalla politica. In America i giudici dei processi sono elettivi e poi si candidano spesso alle elezioni per cariche politiche o amministrative. Il potere di comminare la pena di morte poteva facilmente essere usato come un mezzo per vincere le elezioni. Adesso l’inflizione delle sentenze di morte spetta alle giurie e le condanne a morte negli Statati Uniti sono scese del 50% negli ultimi dieci anni. Nel 1996 abbiamo avuto 320 condanne a morte, nel 2003, ultimo anno di cui si conoscono i dati complessivi, ne abbiamo avute 140. Questa è una discesa molto rapida in 10 anni. Una simile discesa ha avuto luogo anche in Florida, il mio Stato. Negli anni 80 avevamo circa 50 condanne a morte in un arco di 12 mesi. Negli anni 90 questa cifra si era ridotta a 30 o 40. L’anno scorso ci sono state solo 9 condanne. Quindi la combinazione tra il fatto che le decisioni spettano ora alle giurie con il fatto di poter comminare l’ergastolo, fa sì che gli Americani nelle aule di tribunale preferiscano scegliere l’ergastolo piuttosto che le condanne a morte. Come risultato il numero dei condannati nel braccio della morte si è ridotto significativamente, si è ridotto da 3700 a 3200, tenendo anche conto dei 72 condannati che erano minorenni all’epoca del crimine, che verranno tolti dal braccio della morte dopo l’ultima decisione della Corte Suprema. Anche il numero delle esecuzioni si è ridotto del 40% dal 1999. Da 98 esecuzioni nel 1999 fino a 59 l’anno scorso. Tutte le tendenze sono nella direzione giusta e questa è una buona notizia, un’altra notizia è che dobbiamo continuare a lavorare duro per portare questo numero a zero.

   Che cos’è che ha fatto fissare la percentuale dell’approvazione della pena di morte nell’opinione pubblica intorno al 62 %? È una domanda che mi sono posto spesso, perché mentre trascorro le mie giornate andando da una cella a un’altra nel braccio della morte, non posso credere che quella attuale sia la risposta migliore che possiamo dare alla criminalità. Possiamo mandare gli uomini sulla Luna, possiamo fotografare pietre al fondo del sistema solare, ma l’unica soluzione che possiamo pensare di fronte ad un crimine violento è essere violenti a nostra volta. Questa è una cosa che non ha alcun senso per me. Allora ho cercato di capire perché questa percentuale si è fissata sul 62% e ho scoperto delle cose sconvolgenti che sono particolari dell’America e legate alla pena di morte. C’è una parte dell’America che è chiamata la Cintura della Bibbia. Non è un termine nuovo, questo termine risale a tempi precedenti alla Guerra Civile, ai primi decenni dell’800, perché negli anni 1820, 1830, 1840 le chiese che si trovavano nella parte settentrionale degli Stati Uniti erano in forte disaccordo con quelle che si trovavano nella parte meridionale: il problema era la schiavitù. Le chiese nella parte meridionale degli Stati Uniti si basavano sulla lettura della Bibbia, che dimostrava, secondo loro, che la schiavitù  è volontà di Dio. Tali chiese asserivano che coloro che pretendevano l’abolizione della schiavitù andavano contro la volontà di Dio. Prima di quest’epoca tutti i Battisti americani appartenevano ad un'unica chiesa, tutte le chiese battiste erano un unico corpo. Nel 1842 la forza di questo disaccordo portò alla scissione in due di queste chiese e ci furono delle nuove chiese battiste. La Convenzione Battista del Sud fondata su affermazioni teologiche che la schiavitù è prescritta dalla Bibbia, si allargò alle chiese Presbiteriane e Metodiste nel sud. Già  prima della guerra civile le chiese in America si erano divise, con quelli del sud che volevano difendere la Bibbia e affermare la volontà di Dio conservando la schiavitù. Se vi interessa, alla fine di questi discorsi vi posso indicare i testi delle scritture che venivano utilizzati per sostenere e appoggiare queste argomentazioni. Per queste ragioni storiche gli Stati che avevano la schiavitù erano soprattutto Battisti e per questa ragione questi stati, che formano una fascia lungo tutto il sud degli Stati Uniti, sono chiamati la Cintura della Bibbia. Cos’ha a che fare questo con la pena di morte? Tutto. Delle 945 esecuzioni avvenute in America negl’ultimi 30 anni, l’87% di queste ha avuto luogo nella Cintura della Bibbia. Negli ultimi 6 anni l’88% delle esecuzioni ha avuto luogo nella Cintura della Bibbia. In alcuni anni addirittura il 94% delle esecuzioni ha avuto luogo nella Cintura della Bibbia. Tutte le persone che sono state giustiziate per crimini commessi quando erano minorenni, sono state giustiziate nella cintura della Bibbia. Com’è formata la Cintura della Bibbia? E’ costituita da: Alabama, Arkansas, Florida, Georgia, Kentucky, Louisiana, Mississippi, Missouri, North Carolina, Oklahoma, Tennessee, Texas, South Carolina, Virginia e West Virginia. In West Virginia non c’è la pena di morte, ma si stanno compiendo grossi sforzi per tentare di ripristinarla. L’Oklahoma non era uno Stato all’epoca della guerra civile, ma era un territorio dov’era permessa la schiavitù, predominato dai Battisti. Il motore della Cintura della Bibbia e dei Battisti del Sud è il Texas. I cattolici sono il gruppo religioso più numeroso in America, ma si trovano lungo i confini settentrionali e nord orientali e nel centro ovest, fino all’ovest e lungo i confini occidentali vicino all’Oceano Pacifico. I cattolici costituiscono meno del 12% nella Cintura della Bibbia. Quando mia moglie ed io ci siamo trasferiti nel paesino della Florida dove ho poi iniziato a lavorare per i detenuti, una cittadina di circa 4.000 persone, nessuno dei nostri vicini aveva mai incontrato un cattolico prima. Quando i nostri figli sono andati alle scuole pubbliche nessun compagno di classe aveva mai incontrato un cattolico prima di allora. La prima volta che ho portato le ceneri alla prigione per il Mercoledì delle Ceneri, le buone guardie cristiane che avevano ascoltato nelle loro chiese per tutta la vita che i cattolici sono coinvolti in sacrifici umani nelle loro chiese, erano terrorizzati pensando in che cosa consistevano queste ceneri e che cosa stavo per farne. Questa è la Cintura della Bibbia, e questa è la Cintura della Bibbia adesso nel ventunesimo secolo. Il gruppo religioso al secondo posto in America per numerosità è la Convenzione dei Battisti del Sud: hanno 16 milioni di membri, 7 milioni sono nel Texas, e gli altri sono distribuiti nel resto della Cintura della Bibbia, ma la loro influenza è ancora più potente, perché in tutta la Cintura della Bibbia ci sono migliaia di chiese protestanti, chiese a livello famigliare che seguono gli insegnamenti della Convenzione dei Battisti del Sud, queste rappresentano i diritti del potere religioso nella politica americana. Secondo costoro occorre difendere e sostenere la pena di morte per difendere la Bibbia.

   All’inizio non potevo crederci e così ho cominciato a girare nelle chiese del Sud e a parlare della pena di morte e ho cominciato a coinvolgere i pastori e i sacerdoti di queste chiese. Ho scoperto che la logica e l’approccio sono esattamente come quelli adottati per difendere la schiavitù. Per quanto riguardava la schiavitù, c’era la schiavitù nell’Antico Testamento, Gesù e gli apostoli non hanno mai esplicitamente condannato la schiavitù. I Battisti prendevano alcune frasi delle epistole a sostegno della loro tesi. Per la pena di morte loro interpretano alcune frasi prese dall’Antico Testamento come un comando di Dio per la pena capitale, dicono che Gesù non ha mai condannato nessuno per aver usato la pena di morte e traggono anche alcune frasi dalle epistole per sostenerla. Esattamente quello che succedeva nei primi anni del 1800 e che si ripete adesso, ma nessuno l’aveva mai messo come un  dogma per iscritto. Fino a quando il sostegno anche da parte dei Cristiani fu scosso, agli inizi del 1993 con il caso di Herrera. Herrera era un condannato a morte in Texas, aveva sempre sostenuto di essere innocente, presentò un appello alla Corte suprema degli Stati Uniti affermando che un altro uomo aveva commesso il crimine, aveva confessato e aveva rilasciato la sua confessione di fronte ad un giudice in pensione del Texas. Questo giudice in pensione aveva firmato una dichiarazione giurata che questo era vero. “Lo Stato del Texas vuole giustiziarmi comunque. Fermate la mia esecuzione!” Herrera era andato dalla Corte di appello criminale del Texas e gli hanno detto: “Ci dispiace, ma il tempo di presentare nuove prove d’innocenza è scaduto”. È andato alla Corte federale di appello e gli hanno detto: “Il tempo è scaduto e non è più permesso presentare una nuova prova” e alla fine egli si è trovato di fronte alla Corte suprema degli Stati Uniti e la risposta è stata: “ci dispiace, non possiamo prendere in considerazione il fatto che tu sia innocente o no; possiamo solo prendere in considerazione se sono state seguite bene le procedure”. Così, siccome le procedure erano state seguite correttamente, Herrera fu giustiziato. Non sono abbastanza intelligente per capire come si possa affermare che non ci sono mai state persone innocenti giustiziate in Texas, probabilmente ci sono persone più intelligenti di me, però questo caso ha scosso il sostegno della pena di morte nel Sud.

   Un altro colpo arrivò nel 1998 con Karla Faye Tucker, che era una donna nel braccio della morte del Texas. Sarebbe stata la prima donna giustiziata nel Texas dopo la guerra civile, effettivamente aveva preso parte ad un crimine orrendo, però aveva avuto una profonda conversione in carcere, era evidentemente una persona completamente diversa rispetto alla drogata che aveva commesso il crimine prima di andare in prigione. Rivolse un appello ripreso dalla televisione a livello internazionale, ma Bush le negò la grazia. Karla Faye Tucker sosteneva che nella vita deve essere data una testimonianza spirituale e di fede e disse che non aveva paura di morire. Il Governatore del Texas a quell’epoca era George W. Bush, fu assediato da richieste di commutarle la pena in ergastolo; non lo fece, e lei fu giustiziata.  Il grido di protesta da parte dei Cattolici del Sud fu molto forte. Christianity Today è la rivista più importante cattolica nella Cintura della Bibbia. Nel numero dell’aprile 1998 pubblicò un editoriale in cui chiese una moratoria dalla pena di morte. Nello stesso mese di aprile 1998, il reverendo Pat Robertson, una delle figure centrali della Cintura della Bibbia, ha chiesto una moratoria della pena di morte. La pena di morte si trovò in difficoltà persino fra i Battisti del Sud. Io credo che in risposta a questo caso la Convenzione dei Battisti del Sud avvertì la necessità di stabilire come un dogma la propria posizione a sostegno della pena di morte. Nel giugno del 2000, approvarono una risoluzione al loro convegno internazionale, in cui si dice che la pena di morte è ordinata dalla Bibbia: è voluta da Dio e come tale non è negoziabile.  Presero l’Antico Testamento, citarono l’epistola agli Ebrei e da quel momento fu stabilito come regola che se tu vuoi essere un Cristiano nella Cintura della Bibbia devi sostenere la pena di morte.

   Con le mie ricerche mi sono convinto che questa presa di posizione è uno dei fattori fondamentali che ha fatto fissare al 62% l’approvazione pubblica per al pena di morte e così mi sono impegnato per confutarla. Non potevo citare gli insegnamenti Cattolici, la Cintura della Bibbia non prende in considerazione i Cattolici, dicono che non vengono da Dio, non potevo citare filosofia o statistiche perché considerati come insegnamenti dell’uomo e quindi inferiori a Dio, e così ho ricostruito la pena di morte secondo la Bibbia e il Talmud e ho dimostrato come non sia possibile utilizzare la Bibbia per difendere la pena di morte in America, questo è lo scopo del libro che ho scritto, “La verità biblica circa la pena di morte in America”, e questo è il punto principale dei discorsi che faccio negli Stati Uniti.

   La Cintura della Bibbia influenza molti campi oltre la pena di morte; ha un tremendo effetto anche per creare un’opinione pubblica contraria alle relazioni internazionali. E’ stato detto che per capire l’America e la sua politica nel 2005 occorre comprendere questa caratteristica religiosa degli Stati del Sud, che rappresentano il gruppo più potente negli Stati Uniti.

   Mentre ci muoviamo in avanti nel tentativo di porre fine alla pena di morte, dobbiamo continuare a batterci sui fronti sui quali ci siamo finora impegnati e inoltre dobbiamo combattere contro certe credenze religiose. Ho cercato di fare la mia piccola parte mettendo insieme in un libro le informazioni e gli argomenti di cui hanno bisogno gli attivisti per confrontare la religione cattiva con la buona religione. Credo che possiamo far scendere il sostegno alla pena capitale dal 60% al 40%. Credo che possiamo ridurlo del 20% nei prossimi quindici anni, come abbiamo fatto negli ultimi quindici anni. Io credo che nell’arco delle nostre vite potremo vedere la fine della pena di morte negli Stati Uniti. Voglio che sappiate che dopo l’ultimo discorso siamo disposti ad aprire un dibattito e io sarò contento di rimanere qui fino a quando saranno fornite alle vostre domande tutte le risposte… o fino a quando Tobia2 ci chiederà di restituirgli la sala. Facciamo una pausa molto breve e poi attraverseremo la settimana di un’esecuzione. Grazie.

 

*****

 

DALE RECINELLA: Le persone che compaiono nelle foto che ho dato al pubblico in sala, a parte me che sono lì in qualità di assistente spirituale, sono i famigliari di un condannato a morte e il condannato stesso, che porta una casacca arancione. Tra sei ore quell’uomo verrà ucciso. Prima di parlarvi del giorno in cui sono state scattate le foto, lasciate che vi descriva che cosa è accaduto nei 30 giorni precedenti.

   Quando il governatore firma un ordine di esecuzione viene fissata la data per l’uccisione di un essere umano, in un periodo che va da tre a sei settimane dalla firma. Per esempio, mentre stavo facendo le valigie per venire qui in Italia, ho ricevuto una telefonata dal carcere, in cui mi è stato detto che il Governatore aveva firmato la sera prima un ordine di esecuzione e l’uomo che verrà spostato nella casa della morte ha chiesto che io sia il suo assistente spirituale. Ritornerò in Florida il 21 di marzo e il giorno successivo lui ed io inizieremo i nostri incontri per prepararci alla sua esecuzione fissata per il 5 di aprile.

   L’ordine di esecuzione dell’uomo ritratto nelle fotografie che ora state guardando fu firmato la vigilia del Giorno di Ringraziamento, ossia il giorno prima di una delle più importanti festività americane.

  L’assistente spirituale è la persona che ha l’incarico di contattare la famiglia del condannato. È mio compito, quindi, contattare i suoi genitori, figli, fratelli e sorelle, sua moglie, e dire loro che è stata fissata la data in cui l’uomo delle foto verrà ucciso, e spiegare loro quali sono le procedure per andarlo a trovare, se vogliono. Le conseguenze di queste telefonate sono inenarrabili, specialmente le telefonate alle madri Prego che nessuno di voi debba fare telefonate di questo genere e ancora di più prego che nessuno debba mai riceve telefonate di questo genere.

   In Florida i nostri condannati a morte hanno il permesso di visite con contatto, così in condizioni normali se uno va a trovare un condannato a morte in Florida, si può sedere a parlare con lui in una stanza senza divisori ed è permesso un abbraccio all’inizio e uno alla fine della visita. Alcuni degli uomini dicono che è consentito anche qualche altro contatto mentre le guardie non controllano, ma questo non è scritto nelle regole. Tuttavia appena viene firmato un ordine di esecuzione le visite con contatto sono sospese, così quando i famigliari dell’uomo vanno a trovarlo si trovano da un lato di un divisorio e il detenuto dall’altro lato. Si possono vedere attraverso un vetro e parlare attraverso un telefono. So che questo sistema di visite senza contatto è permanente in altri stati, ad esempio in Texas.

   La famiglia può entrare in carcere già dalla prima settimana e quindi per tre o quattro settimane può andare in visita tutti i giorni. Ma la famiglia dell’uomo delle foto non è ricca. Come accade per la maggior parte delle famiglie, lavora duramente e non può ottenere un lungo periodo di ferie per andare a visitare il proprio caro nell’imminenza dell’esecuzione, può prendere solo una settimana di vacanza per venire a trovarlo.

   I familiari di solito arrivano il fine settimana che precede l’esecuzione. Mia moglie ed io li incontriamo per la prima volta in carcere e iniziamo a conoscerli. La stanza delle visite senza contatto è lunga e stretta e il divisorio la taglia a metà. Il detenuto sta seduto in una cabina da un lato del vetro e la famiglia ha una sedia dall’altro lato del vetro. I parenti a turno occupano uno per volta quella sedia, di solito cominciando dalla madre. Ognuno lascia la sedia ad un successivo membro della famiglia. Quando lasciano la sedia, i parenti si avvicinano in fretta al fondo della stanza e io ho imparato per esperienza che quello è il mio posto, perché finché si trovano di fronte al condannato cercano di essere forti, di avere un viso sereno per la persona che amano, ma quando si allontanano e corrono nell’altra estremità della camera, è il momento in cui si sciolgono in pianto ed lì li raccolgo e li accolgo. Così si va avanti per tutta l’ora della visita. Poi devono andarsene. Nel pomeriggio ho la mia ora di visita con il detenuto, anche la mia visita è senza contatto. Al mattino lui si era fatto forza di fronte ai suoi famigliari, ma nel pomeriggio, quando si tratta solo di me e di lui, è il momento in cui si commuove e scorrono le lacrime. In questo modo si va avanti per i quattro o cinque giorni che precedono quello dell’esecuzione. La famiglia viene ogni giorno e alla fine della settimana tutti quelli che possono essere presenti ci sono.

   Durante questo periodo si devono prendere le ultime decisioni. Le proprietà personali del detenuto non possono essere date via senza un testamento. Si deve decidere per i resti mortali, se cremarli o seppellirli. Si discute se pagherà la famiglia per queste pratiche o se invece pagherà lo Stato. A me è proibito di essere coinvolto in questo tipo di discussioni. Così io cerco di trovare dei professionisti che si occupino di aiutare la famiglia a definire queste questioni. Se la famiglia non paga, i resti vengono seppelliti nel terreno del carcere in un posto che si chiama “la collina degli stivali” in una tomba contrassegnata solo da un numero. Questa è considerata la peggiore indegnità possibile e quindi è probabile che io venga nominato dai familiari loro rappresentante e incaricato di portare dopo l’esecuzione le ceneri alla famiglia dovunque essa sia.

   Il giorno dell’esecuzione alla famiglia è dato il permesso di una visita dalle 10 alle 11 al mattino, questa è una visita senza contatto, dopo un’ora di visita senza contatto le guardie accompagnano la famiglia dall’altro lato del divisore, per una visita di un’ora con contatto. Le foto che vedete sono state scattate in quell’occasione. Che cosa fa una famiglia durante questa visita? Lo stress è incredibile. La risposta a questa domanda è diversa quanto sono diverse le famiglie. Molte persone hanno opinioni su come si dovrebbe comportare una famiglia, ma è un genere di cose che non possiamo prevedere: non possiamo sapere come si reagirà in una situazione come questa. La famiglia ritratta nelle foto era una famiglia di forte fede cattolica, la madre era venuta come immigrata in America. Non aveva marito, aveva 6 figli, lavorò tutta la vita in fabbrica di giorno e portava a casa la biancheria da stirare e lavare di notte. Era riuscita a mandare al college quattro dei suoi sei figli. Non ci sono Università o College gratuiti negli Stati Uniti, ci puoi andare solo se paghi. E lei lavorò duramente perché i suoi figli potessero andarci. Adesso ha 76 anni e ha dovuto percorrere 3000 miglia perché lo Stato della Florida sta per uccidere suo figlio. Questo figlio non era andato al college, era una persona che amava vivere all’aperto, lavorare con le mani; era un costruttore, lavorava come muratore, non aveva mia avuto problemi con la giustizia. Poi ebbe un incidente sul lavoro e una sbarra di acciaio gli cadde sulla fronte danneggiando il lobo frontale del cervello e lasciandolo con una malattia mentale permanente e la perdita del controllo dell’aggressività. Dopo quell’incidente, iniziò ad avere colluttazioni con le persone; era un uomo molto forte e in tre occasioni uccise i suoi avversari in questi combattimenti.

   La Corte suprema afferma che non possiamo uccidere i ritardati mentali, ma non c’è alcun impedimento a giustiziare i malati mentali e questo accade con grande regolarità in tutti gli Stati che hanno la pena di morte. Non è insolito che la famiglia del condannato in precedenza abbia lottato a lungo ed invano per ottenere dallo stato dei trattamenti, delle cure mediche per il loro caro. Nella Cintura della Bibbia si ritiene per lo più che la malattia mentale derivi da debolezza morale e c’è pochissimo denaro per le cure dei malati di mente, le cure non sono disponibili. Se le persone diventano violente è la stessa famiglia che ha lottato invano con lo Stato nel tentativo di avere delle cure per un proprio caro, non di rado a trovarsi a lottare invano per fermare la sua esecuzione. Non fa alcuna differenza se si tratta di un veterano dell’esercito, come Larry Robison in Texas. Non fa alcuna differenza se si tratta di una persona senza tetto, nelle strade da quando era adolescente, come Thomas Provenzano in Florida. La malattia mentale non è una difesa contro la pena di morte: fino a quando la persona si rende conto che sta per essere uccisa perché ha fatto qualcosa di sbagliato, la legge permette che venga giustiziata. Thomas Provenzano era un vagabondo nelle strade di Orlando, era una persona psicotica, credeva di essere Gesù Cristo da quando aveva 15 anni. La sua famiglia aveva lottato con energia estrema per avere delle cure per lui ma gli furono rifiutate, poi fu arrestato perché era senza tetto. E quando fu mandato in carcere per 30 giorni il giudice gli requisì lo zaino che aveva. Thomas era convinto che gli spiriti nascosti dentro lo zaino lo proteggessero da tutte le persone cattive e che facevano paura nelle strade. Quando uscì di prigione non ebbe alcuna difficoltà ad acquistare alcune armi semi-automatiche. Andò nel tribunale di Orlando e sparò per aprirsi la strada, perché voleva uccidere il giudice che gli aveva preso lo zaino, per riavere la sua protezione. Ammazzò due guardie e ne ferì una terza in modo tale da renderla paralizzata. Il giudice si tuffò dietro il banco e sopravvisse. Nel 1999 a Thomas Provenzano fu fissata la data dell’esecuzione. Egli credeva ancora di essere Gesù Cristo e in una commissione parlamentare si discusse se fosse sia etico giustiziare una persona che crede di essere Gesù Cristo. Il signor Howard Futch, che adesso è morto, che Dio lo abbia in gloria, che era il Presidente della Commissione, disse: “Se lui crede di essere Gesù Cristo, costruiamo una croce a Starke e io andrò lì ad inchiodarvelo”. Questa è la Cintura della Bibbia. Thomas Provenzano fu giustiziato. La malattia mentale non è una difesa contro la pena di morte.

   Nel caso dell’uomo delle fotografie che vi ho fatto vedere, la famiglia si è comportata in modo esemplare. Alla fine della visita con contatto la madre del condannato si è rivolta al comandante delle guardie e ha chiesto se era permesso ai familiari di formare un cerchio. La guardia ha risposto di sì e tutta la famiglia, incluso il condannato, ha unito le mani formando un cerchio. Mi chiesero di farne parte. Recitarono il Padre Nostro e pregarono per le persone che furono uccise dal condannato, per le loro famiglie. Pregarono per tutte le persone che avevano dimostrato amore e sostegno a questa persona durante gli anni, e poi pregarono per le guardie incaricate dell’esecuzione. Io sbirciai le guardie e vidi che avevano le lacrime agli occhi.

   Non è casuale che la Casa della morte sia situata in una parte della Florida dove non ci sono altri tipi di occupazione, la fonte di impiego principale è il sistema carcerario e non ci sono quasi altri posti di lavoro, eccetto l’ospedale per malattie mentali. Molte delle guardie in queste prigioni sono giovani uomini e donne sui 20 - 30 anni che cercano di mantenere le loro famiglie con un lavoro fornito dallo Stato. Non hanno altro modo di ottenere per esempio copertura sanitaria per sé e per i loro cari, se non accettando il lavoro dello Stato, non potrebbero portare i figli all’ospedale o dal medico senza questo lavoro, e poi scoprono che viene loro richiesto di partecipare ad un’esecuzione. Io ho visto distruggere queste persone.

   La pena di morte non lascia sopravvissuti, non restituisce niente ai famigliari delle vittime dei crimini, non ottengono la restituzione del loro caro, colpisce le persone che hanno fatto il cerchio di preghiera nella casa della morte. In poche ore diventeranno una nuova famiglia di vittime e anche le persone che sono coinvolte in questo processo sono distrutte.

   A mezzogiorno la famiglia deve lasciare il carcere, la prigione si trova vicino all’imbocco dell’autostrada e loro avvertono via radio che la famiglia se n’è andata, la famiglia raggiunge mia moglie che li sta aspettando, mentre  il detenuto consuma l’ultimo pasto. A mezzogiorno e mezzo se è cattolico riceve l’estrema unzione da un sacerdote, e all’una lui ed io iniziamo le cinque ore che precedono l’esecuzione. Le esecuzioni in America un tempo si svolgevano a mezzanotte o alle sei del mattino, in un momento il più possibile lontano dall’attenzione degli osservatori, adesso le fanno alle sei di sera. Perché? La ragione che si dà è che nei primi anni novanta in Texas il Consigliere politico del Governatore disse: “Non ottieni beneficio politico da queste esecuzioni: alle sei del mattino nessuno guarda, ma se le sposti alle sei di sera le persone saranno sedute a tavola con la famiglia e guardano le notizie alla televisione, vedranno la scritta che scorre sotto lo schermo annunciare che sta avendo luogo un’esecuzione e questo aumenterà il tuo margine di sostegno”. La storia racconta che l’esecuzione successiva a questo consiglio fu spostata alle sei di sera. E nei sondaggi effettuati nelle 72 ore successive all’esecuzione, l’approvazione  e il sostegno per il governatore salirono di più del 13%, quindi adesso quasi tutte le esecuzioni negli Stati Uniti sono portate a termine tra le sei e le sette di sera. La pena di morte negli Stati Uniti non è un deterrente al crimine, non riguarda la giustizia, riguarda solo la politica e riguarda la politica in un ambiente religioso.

   Che cosa fa un uomo delle sue ultime cinque ore di vita quando sa che verrà ucciso, avvelenato, alle sei? Quello che fa è diverso quanto sono diverse le persone. I malati mentali gravi stanno coricati sulla loro branda e piangono o camminano in cerchio nella cella parlando a persone che non ci sono. Alcune persone utilizzano questo tempo per pregare, per leggere le scritture e per cantare. Altri usano questo tempo per scrivere ai loro cari per essere sicuri di riuscire a dire loro tutto quello che possono aver dimenticato di dire a voce, di solito esprimendo amore e chiedendo perdono. A volte l’uomo non sa scrivere e così il consigliere spirituale scrive sotto dettatura le lettere ai suoi cari.

   Qualsiasi cosa faccia in questo tempo, alle sei la squadra della morte viene a prenderlo e l’assistente spirituale deve andare nella stanza dei testimoni. In Florida ci sono dodici sedie nella stanza dei testimoni, due file di sei sedie. Dieci sedie sono per lo Stato e per i famigliari delle vittime, due posti a sedere sono per testimoni a favore del detenuto, per il suo avvocato e il suo consigliere spirituale. Il mio posto a sedere come assistente spirituale è nella fila anteriore a sinistra, perché quando la tenda viene aperta il condannato sarà sdraiato sul lettino con la testa a sinistra, Non potrà muovere nulla eccetto la testa e quando lui girerà la testa guardando attraverso la finestra i miei occhi guarderanno direttamente nei suoi.

   Anche se c’è una divisione di vetro noi siamo distanti meno di un metro. Il comandante della squadra di esecuzione chiede l’ultima dichiarazione al condannato. Alcuni uomini che hanno difeso la loro innocenza, di solito usano le loro ultime parole per fare un’altra dichiarazione d’innocenza e per chiedere ai loro sostenitori di continuare a battersi per dimostrarla un giorno. I malati mentali molto spesso si limitano a mormorare delle frasi inintelligibili. Da assistente spirituale non ho mai chiesto a un uomo, prima, quali sarebbero state le sue ultime parole: è una cosa così personale e profonda che la può rivelare solo lui quando è pronto. L’uomo in queste fotografie ringraziò tutti quelli che lo avevano amato e sostenuto, chiese scusa e perdono ai famigliari delle sue vittime, augurò loro pace. Guardò gentilmente uno ad uno  gli uomini che facevano parte della squadra di esecuzione e disse: “Padre perdonali, non sanno quello che fanno”. Indipendentemente da quello che dicono nella Cintura della Bibbia, è assolutamente chiaro, qualsiasi versione della Bibbia si esamini, che Gesù Cristo non ha mai sostenuto la pena di morte, Gesù Cristo è stato una vittima della pena di morte, e questo uomo stava ripetendo le parole di Gesù dalla croce.

   Dopo le ultime parole del condannato il direttore del carcere ordina che la procedura di morte abbia inizio, ed è proprio come avete visto nel film: è tutto meccanizzato e sterile. Per quelli che guardano sembra che l’uomo sia in pace, ma gli esperti medici ci dicono che non è vero. Ci sono tre sostanze chimiche che vengono usate per l’iniezione letale: è il “cocktail texano”, perché questa combinazione chimica fu inventata in Texas, gli altri stati hanno semplicemente copiato e usato questa procedura del Texas. Ciò che adesso sappiamo è che due delle sostanze sono sufficienti per uccidere l’uomo, l’altro farmaco è il cloruro di pancuronio, il curaro. Viene iniettato dopo un barbiturico ad effetto rapido. Il curaro non è necessario per uccidere, lo scopo di questa sostanza è di paralizzare tutti i muscoli del corpo, così che mentre noi guardiamo dalla stanza dei testimoni ci sembra di vedere un uomo che sta semplicemente addormentandosi, immobile. Se la prima sostanza anestetizzante non funziona a dovere, ciò che realmente avviene dentro di lui è che sta sperimentando un soffocamento progressivo, come una persona che sta affogando. Se si potesse muovere le sue braccia si agiterebbero come quelle di una persona nell’acqua che cerca di trovare aria. In America è illegale usare questa sostanza, il curaro, per praticare l’eutanasia sugli animali. Perché la si usa sull’uomo, nessuno lo può dire con certezza, ma alcuni suggeriscono che è stata aggiunta al cocktail texano perché quelli che sono riusciti a sfuggire l’orrore della sedia elettrica, soffrano ancora, nonostante questo nuovo metodo, mentre muoiono. Nessuno può provarlo ma è difficile trovare un’altra spiegazione.

   Ci vogliono dieci-tredici minuti perché l’uomo venga dichiarato morto. Poi vengono mandati via i testimoni e le tende vengono chiuse, allora io raggiungo mia moglie che si trova fuori con la famiglia dell’uomo appena ucciso. Di solito rimaniamo lì all’interno della chiesa e io devo rispondere a tutte le loro domande su quanto è successo da quando hanno lasciato il carcere. Poi andiamo a casa nostra, consumiamo un piccolo pasto durante il quale loro di solito parlano dei ricordi. Ci sono sempre bei ricordi prima che inizi un inferno vivente, prima che tutto vada male. È esattamente quello che voi fareste con un amico quando ha perso una persona cara e questa è l’ultima cosa di cui voglio parlare con voi questa sera, dal momento che io e mia moglie abbiamo assistito i famigliari delle vittime di omicidi, di crimini, e i famigliari delle persone giustiziate.

   Abbiamo scoperto che non c’è alcuna differenza. Il cuore di una madre non conosce differenza tra perdere il proprio figlio in un crimine e perdere il proprio figlio per un omicidio di Stato. Il certificato di morte redatto per la vittima di un crimine porta come causa di decesso “omicidio”, che è poi l’uccisione di una persona da parte di un’altra persona, e anche il certificato di morte quando viene fatta un’esecuzione dice “omicidio”, l’uccisione di una persona da parte di un’altra persona. E’ la stessa cosa. E la sofferenza, il dolore dei famigliari che rimangono è lo stesso, non porta guarigione e sollievo a nessuno. La pena di morte crea una nuova intera famiglia di vittime. Quando mia moglie ed io salutiamo la famiglia, i suoi membri devono ritornare al loro luogo di origine. Generalmente rimaniamo in contatto con loro perché quando attraversi un’esperienza del genere con delle persone diventi parte della famiglia.

   Ora dobbiamo pensare a  riprenderci e prepararci per la successiva famiglia.

   Questa pratica deve finire; abbiamo bisogno che voi lavoriate con noi da lontano per aiutarci a portare tutto questo a un termine, io credo che nell’arco della nostra vita possiamo arrivare a vedere che tutto questo sia finito negli Stati Uniti. Aiutateci a far sì che la pena di morte diventi parte del nostro passato, senza un posto nel nostro presente o nel nostro futuro. Grazie.

 

MODERATORE: Grazie. Se avete delle domande, Dale è contento di rispondere.

 

DOMANDA: …Quali passi della Bibbia vengono utilizzati per sostenere la pena di morte?

 

DALE RECINELLA: Sono frasi prese da diverse fonti bibliche. Per esempio ci sono molte frasi simili a quella del Deuteronomio che dice: “… un dente per un dente, un occhio per un occhio, una vita per una vita, una bruciatura per una bruciatura.” Nell’Esodo capitolo 21, i versetti dal 23 al 25 dicono: “Ma se un qualche danno ne consegue la pena sarà una vita per una vita, un occhio per un occhio, un dente per un dente, un piede per un piede, una bruciatura per una bruciatura, una ferita per una ferita.” Le stesse cose si trovano nel Levitico, capitolo 24, versetti 17 e dal 19 al 21. E nel Deuteronomio, capitolo19, versetto 21. I più sofisticati citano anche i versetti 5 e 6 del capitolo 9, perché fanno una distinzione tra la legge Mosaica, che dicono che si applichi solo agli Ebrei, e la legge di Noè, che dicono invece universale e riguardante anche i Cristiani. Il problema di entrambi questi approcci e che non si deve prendere solo un versetto o una parte di un versetto e trasformarlo in un ordine di Dio senza guardare il contesto, senza guardare lo stile letterario e senza guardare il quadro biblico e come un passo si inserisce in tutta la rivelazione della Bibbia. Se uno prende in considerazione tutti questi fattori, non è possibile arrivare alla conclusioni dei Battisti del Sud, per esempio la frase della Genesi con la benedizione di Noè, è scritta nello stesso stile letterario dei Proverbi e i comandi legali di Dio non sono mai scritti in quel modo. Inoltre interpretare frasi della Genesi e negli altri libri dell’Antico Testamento come ordini, ha come conseguenza un tremendo conflitto con altre parti della Bibbia. Se uno confronta questo contesto con altre frasi della Genesi dove si descrive l’uccisione di Abele da parte di Caino, fino ad arrivare ai Vangeli e alla lettera ai Romani, si trovano delle rivelazioni molto importanti, molto consistenti e alla fine si dimostra chiaramente che l’uomo non ha il diritto di prendere una vita umana, perché ogni persona è fatta ad immagine di Dio e anche quando si tratta di un omicidio, Dio si erge a difesa dell’omicida come ha fatto con Caino. Quelle che ho citato sono alcune delle scritture che loro usano per giustificare l’esecuzione, ma per poterle usare in questo modo devono essere prese isolatamente.

 

DOMANDA: Lei ha detto che tutte le persone coinvolte in un’esecuzione rimangono devastate. Vorremmo sapere come il suo ruolo l’ha cambiata dentro e se la sua è stata una scelta personale coraggiosa o ha deciso insieme a sua moglie, che ora l’aiuta nel suo compito.

 

DALE RECINELLA: Ho capito. Generalmente quando parlo negli Stati Uniti la prima domanda che mi fanno è che cosa ne pensa tua moglie di tutto questo. Di solito lei è lì presente e può rispondere direttamente. Adesso dirò io quello che lei risponde dal momento che non c’è. Quando ho cambiato vita, passando dalla mia carriera d’avvocato della finanza, al mio lavoro attuale di assistente spirituale delle prigioni come volontario senza stipendio, si è trattato di una decisone che un uomo con famiglia non può prendere da solo. Non solo mia moglie e tutti i miei cinque figli sono stati coinvolti nella scelta, ma è stata una decisione famigliare. Mia moglie parla di questo mio lavoro come “il nostro lavoro di assistenti”. L’unica ragione per cui io posso farlo è che il lavoro pagato che fa mia moglie fornisce il sostegno finanziario alla famiglia. Dice che anche lei andrebbe nel braccio della morte se le fosse permesso, ma non le è permesso, non è possibile avere volontariato femminile in questo settore; in parte per la sicurezza e anche perché invaderebbe la privacy degli uomini condannati, che sono in vista di chiunque cammina nei corridori. Dal momento che lei non può andare nel braccio della morte, fa la cosa migliore possibile, manda me. Mia moglie Susan è una donna molto forte, si trova di fronte a situazioni molto molto difficili durante il suo lavoro: è in un grande ospedale con 600 malati di mente e centinaia di addetti e quando un giorno un famigliare si presentò in ospedale con una pistola, il direttore fece chiamare mia moglie e lei convinse questa persona ad andarsene senza che avvenissero incidenti. Io mi comporto molto bene a casa… La nostra scelta di vita non è una cosa che io e lei avremmo potuto decidere da soli. Abbiamo cinque figli e questa decisione ha significato che non è stato sempre possibile per loro andare al College: se volevano andarci dovevano avere delle borse di studio e lavorare. Quando è arrivato il momento dei matrimoni hanno dovuto far fronte a una parte delle spese da soli, quindi è stata una decisione di tutta la famiglia. Quando la gente ci ha chiesto di parlare con i nostri figli, non credevano che i nostri figli fossero d’accordo con questo. I nostri figli hanno detto: “E’ stato meraviglioso e lui è diventato un padre migliore di quanto non lo sia stato prima; la nostra famiglia è migliore di quanto non sia mai stata prima e non la cambieremmo per un milione, non per tutto il denaro del mondo”.

 

DOMANDA: Cosa rimane in lei, dopo l’ultimo sguardo negli occhi del condannato?

 

DALE RECINELLA: Quando la Florida usava ancora la sedia elettrica, il prete che aveva il mio compito, che ha fatto il mio lavoro per 15 anni prima di me, ha dovuto assistere a 4 esecuzioni con la sedia elettrica. Nell’ultima esecuzione l’uomo ha preso fuoco sulla sedia e gridava, e quindi ringrazio Dio che mi ha fatto la grazia di non aver dovuto mai assistere ad un’esecuzione sulla sedia elettrica, inoltre non so come farei se dovessi assistere all’esecuzione di un uomo che sono sicuro sia  completamente innocente. Ci sono numerosi uomini che ritengo innocenti nel braccio della morte della Florida; alcuni di loro mi hanno chiesto di essere il loro assistente spirituale nel caso debbano essere giustiziati, non ho idea di come potrò far fronte a una cosa di questo genere, non ho ancora dovuto attraversare quel ponte, con le esecuzioni a cui ho dovuto assistere ci vogliono mesi per superare il trauma, che mi toglie il sonno, lascia le mie emozioni, i sentimenti in completa agitazione e mi rende estremamente disorientato. Prima di iniziare a lavorare con gli uomini nel braccio della morte ho lavorato con uomini che morivano di Aids e di cancro, sia in prigione che fuori. L’ho fatto per anni, era una cosa completamente diversa, in quella situazione ero lì con la persona e i suoi famigliari aiutandoli e sostenendoli a combattere contro il male e nei casi in cui diveniva evidente che la malattia avrebbe avuto il sopravvento, cercavo di essere con loro per aiutarli a essere pronti per il trapasso. Era una cosa completamente diversa. La morte poteva essere persino meravigliosa, ma in questo caso, con le esecuzioni, io sto con un uomo che è sano, in salute, che condivide le foto dei suoi cari con me, preghiamo insieme, ridiamo insieme e poi io lo vedo uccidere da altre persone davanti a me; è oscuro, sinistro, è male e le conseguenze, gli effetti sono completamente differenti, anche quando l’uomo da uccidere è molto coraggioso. Non c’è pace nello spirito dopo aver dovuto affrontare una cosa del genere. Ci metto dei mesi a recuperare, mia moglie ed io cerchiamo di aiutarci reciprocamente con la nostra vita spirituale, di sostenerci anche dal punto di vista emotivo in questa procedura che ci prosciuga, che fa male a entrambi. Lei è soffocata dall’agonia della famiglia, e io sono soffocato dall’agonia dell’uccisione dell’uomo, ma è un compito che vogliamo continuare a svolgere al meglio fino a che arriverà il momento in cui nessuno avrà più bisogno di fare questo lavoro. Grazie a tutti!  FINE!

                            


 

[1] Guida spirituale nel braccio della morte e nelle carceri di isolamento della Florida

2 Tobia , un cagnone bianco dal pelo lungo e riccio, è la mascotte del Sermig                                                                Torna alla Home Page